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Ethereum: il ritardo di Constantinople ha innescato la difficulty bomb

Il continuo ritardo del fork di Ethereum Constantinople ha ormai innescato la difficulty bomb della moneta, con un’iniziale leggera riduzione del numero di monete minate. Inizialmente infatti, l’hard fork doveva avvenire lo scorso Novembre, ma a seguito di alcuni problemi è stato rimandato allo scorso 16 gennaio. Tuttavia, a poche ore dal fork erano emersi ulteriori problemi, con il conseguente ennesimo ritardo del fork, fissato per ora al 27 Febbraio 2019.

Il continuo ritardo però, sta mettendo a “rischio” la moneta, visto che, osservando la remunerazione degli ultimi blocchi minati, pare ormai essersi innescata la difficulty bomb. La Difficulty Bomb è una parte di codice all’interno di Ethereum che ha l’obbiettivo di far aumentare in modo esponenziale la difficoltà di estrazione del PoW in preparazione all’introduzione del PoS. E’ stata introdotta quasi tre anni fa ed ad ogni nuovo fork viene rimandata. Ha l’obbiettivo di incentivare gli sviluppatori a continui aggiornamenti della moneta. Quando tale meccanismo entra in gioco però, diventa troppo difficile e dunque poco remunerativo minare Ethereum. Si entra quindi nella cosiddetta Ice Age.

Ethereum: il ritardo di Constantinople ha innescato la difficulty bomb

Osservando i dati di Etherscan, possiamo notare come negli ultimi giorni l’emissione di nuovi ETH abbia subito un calo del 25% circa.

Ethereum Reward

La situazione è analoga, in parte, a quella pre-fork dello scorso Ottobre 2017. Al momento, l’emissione giornaliera di Ethereum è passata dai circa 20mila ETH iniziali agli attuali 16mila, come visibile nel grafico.

La difficulty bomb prevede un calo dell’emissione di nuovi Ethereum pari a circa 2mila ETH ogni due settimane. Considerato che il fork avverrà il 27 febbraio dunque, l’emissione giornaliera di nuovi ETH dovrebbe calare sino a 10-11mila nuove monete.

Tale calo, è imputato principalmente ad un aumento dei tempi necessari per minare i blocchi, dovuto a suo volta ad un aumento della difficoltà non del tutto proporzionale all’hashrate della rete. Infatti la difficoltà innalza il proprio valore in maniera logaritmica, rendendo dunque più difficile trovare un nuovo blocco.

A causa del minor numero di blocchi, vengono coniati meno Ethereum da immettere sul mercato. La difficulty bomb tecnicamente potrebbe aumentare la difficoltà sino a rendere impossibile o quasi, l’estrazione dei blocchi. Salvo ritardi però, il fork avverrà prima che ciò possa accadere, ritardando la difficulty bomb di un anno.

Attualmente i tempi dei blocchi sono saliti ad un valor medio di 18 secondi contro i 15 iniziali. Cifra significativa ma lontana da quella registrata del 2017, quando tale valore toccò i 30 secondi prima del fork di Ottobre 2017. Aumentando i tempi dei blocchi, diminuisce anche la capacità di gestire transazioni. Dunque si potrebbe avere un aumento del GAS e dei tempi di conferma. Fortunatamente però, la rete di ETH ad oggi non è per nulla congestionata, quindi non vi sono rischi.

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Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La mia avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org, GizBlog.it, ed ora su CryptoMinando.it. Sono nel mondo delle criptovalute come minatore dal 2013 ed ad oggi seguo gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApps, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things, la mia branca di studio.
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