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BitGrail, l’exchange italiano è ufficialmente fallito: sentenza e dettagli

Bitgrail è ufficialmente fallito. L’exchange italiano è stato “hackerato” un anno fa (ve ne ho parlato qui) e aveva un ammanco di svariati milioni di euro. Il 9 febbraio ’18 la piattaforma aveva comunicato la “sparizione” di 17 milioni di Nano, dichiarando di aver fatto denuncia presso la Polizia Postale.

Bitgrail ha provato a riaprire le operazioni il 02 Maggio proponendo di restituire i fondi rubati attraverso uno specifico piano. Piano che consisteva nella creazione di una criptovaluta chiamata “Bitgrail Shares” la cui titolarità sarebbe stata attribuita agli utenti qualora avessero accettato l’accordo transattivo proposto da Firano, gestore e creatore di BitGrail. L’accordo prevedeva la rinuncia alla restituzione dell’80% dei NANO sottratti dai wallet e il riacquisto mensile da parte di BitGrail delle BitGrail Shares a un tasso di cambio prefissato con pagamento in BTC.

Il fallimento è stato sancito da una doppia sentenza del Tribunale di Firenze, trovate il PDF completo della sentenza nel nostro canale Telegram che vi invito a seguire. Facile fare un’analogia con Mt.Gox, storico exchange fallito in seguito a un attacco hacker (e alla negligenza di chi lo gestiva).

I primi ammanchi risalgono al 2017

bitgrail exchange

Un passaggio della sentenza.

Spiace scoprire dettagli spiacevoli leggendo la sentenza. Pare infatti che i primi ammanchi risalgano al 2017. Firano ne era a conoscenza? Ci ha giocato dentro? Difficile stabilirlo con certezza, il dubbio resta.

Inoltre, si legge nella sentenza, che “le falle del software, prima negate dagli sviluppatori, sono state poi riconosciute dagli stessi“. La falla permetteva di eseguire prelievi multipli senza che Bitgrail se ne accorgesse. Le richieste di prelievo da parte degli utenti  venivano rigirate direttamente al nodo Nano senza controllo alcuno. Non è stata la rete Nano a consentire prelievi multipli, la falla era nel software che governava l’exchange. Inoltre, l’exchange conservava i propri fondi in criptovaluta Nano all’interno di un ‘hot wallet’, compromettendone la sicurezza.

I profitti della società ricostruiti dalla polizia nel periodo che va dal 1 Novembre 2017 al 31 Gennaio 2018 ammontano in circa 2 milioni di euro. La società, ormai fallita, ha, a causa del furto dei NANO, un debito di 500’000€, si legge nella sentenza. Sono stati sequestrati 2344,98 BTC e 4001097 XRB con un controvalore di circa 35 milioni di euro in totale (dato che dipende ovviamente dall’andamento dei prezzi delle due crypto). Sono già stati nominati due curatori fallimentari che avranno un bel da fare per risolvere la procedura.

Leggi anche: Chiude l’exchange crypto-to-crypto Liqui!

La corte ha poi autorizzato il sequestro di beni al Sig. Firano. Pare che le autorità gli abbiano già confiscato oltre un milione di dollari.

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Matteo Gatti

Ingegnere informatico appassionato di tecnologia e di tutto ciò che vi ruota attorno. Seguo con interesse il mondo delle criptovalute e lo sviluppo della tecnologia Blockchain. Scrivo anche di Linux su LFFL.
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