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Distribuzione nodi Bitcoin: USA, Germania e Francia sul podio. Italia 25-esima

Bitnodes, noto sito inerente ai nodi della rete bitcoin, ha recentemente aggiornato la classifica dei paesi con il maggior numero di nodi reachable. Ad oggi, in totale vi sono oltre 10mila nodi raggiungibili distribuiti in tutto il mondo. Come saprete, esistono due tipologie di nodi: reachable (raggiungibili) e not reachable.

Quelli raggiungili vantano connessioni sia in uscita che in entrata, dunque contribuiscono attivamente al mantenimento della rete ed alla propagazione dei blocchi della blockchain di BTC. Quelli non raggiungibili invece, possono effettuare solo connessioni in uscita. Ciò potrebbe essere dovuto alla presenza di un firewall di rete, NAT o blocchi dei provider che non rendono pubblici gli indirizzi IP, non consentendo dunque agli altri nodi di connettersi a loro. In poche parole dunque, quelli reachable sono nodi visibili da tutti e raggiungibili facilmente dal loro indirizzo IP statico e pubblico.

Vediamo dove sono locati ed in che posizione è l’Italia.

Distribuzione nodi Bitcoin: USA, Germania e Francia sul podio. Italia 25-esima

Stando alla classifica, ad oggi la maggior parte dei nodi sono detenuti dagli USA, con oltre il 24% dei nodi totali. Nel dettaglio, buona parte di essi sono in California, da sempre il polo tecnologico Americano.

Al secondo posto troviamo la Germania, con il 19% dei nodi del network di Bitcoin. Presente anche la Francia, con quasi 700 nodi, ovvero il 6.8%. A sorpresa, la Cina è solo al quinto posto, con solo 400 nodi (4%). Il nostro paese invece, si trova al 25-esimo posto, con 70 nodi raggiungibili attivi, ovvero lo 0.7% del totale.

Bitcoin Nodi Network BTC

Tra le altre nazioni di rilievo, citiamo Singapore, polo tecnologico asiatico in cui Bitcoin attualmente è considerata una “merce”, dunque tassato del 7% secondo le leggi locali. In totale, Singapore detiene il 3% dei nodi mondiali. Notevoli se consideriamo che si tratta di una città-stato. Interessante anche la posizione del Giappone, a quota 250 nodi (2.4%).

Il Giappone è spesso visto come il luogo d’origine di Bitcoin, complice lo pseudonimo del/i creatore/i di Bitcoin: Satoshi Nakamoto. È inoltre il primo paese al mondo ad aver riconosciuto ufficialmente Bitcoin come moneta in corso legale. Infine, dopo aver subito due terribili furti sugli exchange nipponici Mt Gox e Coincheck, il paese è stato fra i primi al mondo a stilare una serie di regolamentazioni volte a migliorare la sicurezza delle piattaforme di scambio di criptovalute.

Bigbit

Germania ed USA: molti nodi sono su VPS

Chi smanetta un po’ con server e VPS, sa benissimo che Germania e USA sono le nazioni in cui la maggior parte dei servizi di hosting collocano i propri server. Non a caso, alcuni dei servizi di hosting più economici utilizzati per la creazioni di Full-Node, sono locati proprio in Germania, fra cui anche Contabo, spesso consigliato su BitcoinTalk.

Per questo buona parte dei nodi risultano essere concentrati in questi due stati. All’atto pratico però, molti di questi nodi attivi su VPS sparse sui suoli americani e tedeschi, sono gestiti e posseduti da persone di varie nazionalità.

Molte persone decidono di optare per una VPS piuttosto che un nodo domestico per diversi motivi. In primis, in Italia un sacco di persone hanno connessioni poco performanti (anche se non serve chissà quale banda per mettere online un nodo). Molti utenti inoltre, spesso incappano in provider che limitano il traffico dati dopo aver raggiunto certe soglie. Un altro motivo papabile, riguarda forse il costo aggiuntivo da pagare per avere un IP pubblico e statico fuori da eventuali NAT. Spesso infatti, molti provider di rete utilizzano il Natting per raggruppare più utenti sotto gli stessi IP, IP che vengono assegnati dinamicamente ad ogni connessione e che non sono raggiungibili facilmente dall’esterno. Per questo motivo dunque è assai difficile creare un nodo raggiungibile in casa.

Non si può tenere il PC sempre online!

Vi è poi anche il fattore gestione. Per quanto un nodo possa essere facile da gestire e realizzare, visti i requisiti hardware, non tutti hanno la possibilità di lasciare il proprio PC accesso 24 ore su 24. L’ideale è realizzare un nodo su un hardware da relegare solo a tale operazione, dunque un mini PC, un TV Box o altro, magari con bassi consumi. Tuttavia l’hardware ha un costo. Ad oggi la Blockchain di Bitcoin occupa circa 230GB. Un hard disk classico da 500GB costa circa 40 euro. Poco, ma in ottica lungo termine meglio puntare a dischi da almeno un 1TB. Oltre al disco, anche il processore e la RAM devono essere sufficienti ed avere prestazioni adeguate. Ad oggi con fatica è possibile creare un nodo Bitcoin su di un Raspberry Pi con un HDD esterno da 500GB, ma i tempi necessari per la sincronizzazione iniziale sono snervanti.

Per tutti questi fattori, ma ve ne sono tanti altri, risulta decisamente più economico, veloce e semplice usare una VPS, ovvero un “computer sempre online con hardware performante”. Ormai i prezzi sono piuttosto economici. Tuttavia si rischia di “centralizzare” i nodi i poche aree del mondo, magari sotto il controllo di poche aziende in grado id fornire questi servizi. Chi può dunque, dovrebbe creare un nodo reachable domestico, specie in preparazione all’arrivo di Lightning Network.

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Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La mia avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org, GizBlog.it, ed ora su CryptoMinando.it. Sono nel mondo delle criptovalute come minatore dal 2013 ed ad oggi seguo gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApps, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things, la mia branca di studio.
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