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Bitcoin SV nella top 10 del MarketCap. In arrivo blocchi da 512 MB nei prossimi 6 mesi

Per chi non se ne fosse accorto, negli ultimi giorni Bitcoin SV ha registrato un’importante crescita, prossima al 48% su scala settimanale. Ciò, complice anche il calo delle altre Altcoin registrato nella giornata di ieri, ha portato la moneta nata dal Chain Split lo scorso 15 Novembre e capitanata dalla fazione di Craig Wright nella top 10 della classica CoinMarketCap, che mostra i valori delle monete e la loro capitalizzazione.

Attualmente infatti, Bitcoin SV si trova nella nona posizione, collocato fra Cardano e Litecoin con una capitalizzazione prossima agli 1.6 miliardi di Dollari, complice il valore di 90 Dollari ed una supply superiore ai 17.47 milioni di Bitcoin SV in circolazione. E pensare che solo una settimana fa i problemi riscontrati alla rete a seguito dei continui Block Reorg lasciavano ipotizzare una morte ormai prossima. Al contrario, l’originale Bitcoin Cash sta continuando la sua lenta ma inesorabile discesa, anche se per ora permane al quarto posto in termini di capitalizzazione.

A quanto pare invece, molti si son dovuti ricredere visto che il network di Bitcoin SV sta continuando a vivere ed è ben supportato da un cospicuo hashrate, stando ai dati di CoinDance. Nel momento in cui scrivo, il network di Bitcoin SV registra un hashrate prossimo ai 900 PetaHash/s, mentre Bitcoin Cash (ABC) quasi il doppio, con i suoi 1700 PetaHash/s. Tuttavia, pare che Craig Wright abbia intenzione di spingere ancor più in alto il throughtput della blockchain di Bitcoin SV, con un nuovo ulteriore aumento della dimensione dei blocchi.

Bitcoin SV: in arrivo blocchi da 512 MB nei prossimi 6 mesi, poi fino a 2 GB

Attualmente Bitcoin SV vanta blocchi con una dimensione massima di ben 128 MB. Si tratta di un valore di per sé altissimo, superiore a qualunque blockchain pubblica attualmente disponibile. Basti pensare che Bitcoin Cash si ferma a 32 MB massimi per blocco, mentre Bitcoin ad 1 MB, limite che però sta pian piano venendo “falsamente” aggirato grazie al protocollo SegWit.

Stando alle ultime dichiarazioni di Craig Wright, in futuro questo limite verrà ulteriormente innalzato. Secondo la roadmap pubblicata, per prima cosa si passerà dagli attuali 128 MB ai 512 MB per blocco nei prossimi sei mesi, per poi passare ulteriormente a blocchi da 2 GB. Si tratta di valori notevoli, mai visti sino ad oggi su una blockchain pubblica e che, stando a pure supposizioni personali, appaiono abbastanza utopici al momento.

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Come ben sappiamo infatti, per migliorare la scalabilità delle blockchain e dunque aumentare il throughput (transazioni al secondo in questo caso), si può aumentare la dimensione dei blocchi, così da poter includere più transazioni all’interno di essi ed abbattere anche le spese di commissione. Il problema è che tale approccio richiede maggiori risorse hardware per la gestione dei full-node (maggior banda, memoria di lavoro e storage). Ciò tende dunque ad escludere i nodi più vincolati, limitando in parte la decentralizzazione della rete. Tuttavia, il problema principale, riguarda la necessità di propagare i blocchi nel minor tempo possibile sulla rete. Non a caso, aumentare le dimensioni dei blocchi può comportare un aumento della probabilità di dover ricorre ai block reorg, letteralmente riorganizzazioni dei blocchi, per ri-sincronizzare la rete di nodi fuori Sync. Ciò comporta tutta una serie di problemi di cui vi abbiamo parlato nel nostro approfondimento.

Riuscirà Wright a gestire questo problema?

Grossi guadagni per i miner e milioni di transazioni al secondo

Uno dei motivi per cui Wright vorrebbe aumentare la dimensione dei blocchi sino a queste cifre, consiste nell’aumentare il reward dei miners. Con una dimensione dei blocchi di 128 MB ed un valore ipotetico di Bitcoin Sv prossimo ai 640 Dollari, i miners potrebbero generare un profitto di ben 8mila dollari per blocco. Tale profitto, deriverebbe dalle fee delle migliaia di transazioni che un blocco con questa dimensione è in grado di gestire.

Wright ha anche lanciato uno sguardo ad un futuro assai remoto, che prevede di scalare la rete sino alla dimensione di un TB. Non è chiaro se l’intenzione è quella di portare i singoli blocchi ad un TB o semplicemente sfruttare lo Sharding per ottenere una capacità complessiva di tutte le sezione per tempo di blocco prossima al TB di memoria. Molto probabilmente si tratta della seconda ipotesi, visto che sembra alquanto assurdo pensare ad un blocco con dimensione massima di un TB.

Secondo Wright, in tale scenario appartenente al progetto Teranode, la blockchain di Bitcoin SV sarebbe in grado di elaborare 6,5 milioni di operazioni al secondo. Ciò comporterebbe un compenso ai miners prossimo ai 600mila dollari per blocco, vista la mole di transazioni incluse.

Si tratta di affermazioni che potrebbero far sorridere alcune dei nostri lettori, in quanto all’apparenza pazze e con poco fondamento, vista l’insostenibilità attuale. Non ci resta che attendere e vedere cosa effettivamente Wright combinerà. Sarà di parola?

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Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La mia avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org, GizBlog.it, ed ora su CryptoMinando.it. Sono nel mondo delle criptovalute come minatore dal 2013 ed ad oggi seguo gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApps, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things, la mia branca di studio.
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