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Bitcoin Cash SV: problemi di riorganizzazione dei blocchi. Morte vicina?

Nella giornata di lunedì, la neonata moneta Bitcoin Cash SV – “Satoshi’s Vision” – dal fork con conseguente chain split di Bitcoin Cash avvenuto la scorsa settimana, ha avuto qualche problema di troppo. E’ infatti avvenuta una riorganizzazione dei blocchi (Block Reorg), durante la quale sono state sovrascritte le transazioni su blocchi diversi.

Inizialmente, come riportato da BitMex, si pensava che tale operazione fosse dovuta ad un attacco alla rete. In realtà pare che il problema sia dovuto ad un più semplice sovraccarico della rete stessa, dovuto ad uno stress test pianificato.

Non a caso, sulla pagina del gruppo Bitcoin Cash Professional Stress Test, composto in gran parte da sostenitori di Bitcoin Cash SV, era stata pubblicata l’intenzione di eseguire il più grande stress test mai effettuato su una Blockchain pubblica. Lo stress test prevedeva di condurre più di 24 milioni di transazioni, così da osservare come la rete avrebbe reagito e gestito l’alto volume.

Tuttavia, stando allo sviluppatore Jonathan Toomim, lo stress test ha causato danni alla blockchain di Bitcoin Cash SV. Cerchiamo di capire meglio cosa è accaduto.

Bitcoin Cash SV: problemi di riorganizzazione dei blocchi.

Cos’è un block reorg?

Non è facile spiegare cos’è una riorganizzazione dei blocchi, definita dal termine block reorg. Esso è usato per indicare la situazione in cui un client del network scopre una nuova blockchain più lunga che esclude uno o più blocchi, precedentemente ritenuti appartenenti alla blockchain dal medesimo client. Di conseguenza questi blocchi diventano orfani, e con essi le transazioni all’interno.

Ciò può avere conseguenze drastiche sulla rete. Il dilagare della riorganizzazione della rete, che non avviene simultaneamente in tutto il network, provoca una mancanza di consenso e dunque incertezza alla rete. Infatti, si ha che le transazioni trasmesse da uno dei nodi fermi alla copia errata della blockchain possono rimaner bloccate, così come i blocchi che non fanno parte della blockchain più lunga e diffusa, che dunque possono cessare del tutto di esistere.

Ad un utente dunque, può accadere che, dopo aver effettuato una transazione confermata da un paio di blocchi, quindi ritenuta come pienamente confermata, essa non arrivi mai al destinatario. Inoltre non verrebbe nemmeno visualizzata dai block explorer, in quanto inserita in un blocco orfano, non più appartenente alla blockchain propagata. Le monete quindi, tornerebbero la mittente.

Cos’è successo alla blockchain di Bitcoin Cash SV?

Come accennato prima, il pesante stress test ha temporaneamente causato un mini-fork della blockchain di Bitcoin Cash SV, con differenti iterazioni concorrenti propagate sui nodi e la conseguente mancanza di sincronia, nonché consenso. Quindi, per riallineare i nodi Bitcoin Cash SV e far convergere i blocchi ad una sola catena, alcuni blocchi sono stati riorganizzati.

La mancata sincronia dei nodi è stata causato dalla lenta propagazione dei blocchi, che ha dunque creato discrepanze nel network di Bitcoin Cash SV con la conseguenze “sovrascrittura di alcuni blocchi” per sincronizzare la rete.

Secondo Peter Rizun, Chief Scientist di Bitcoin Unlimited, i blocchi di BSV si stanno propagando a un ritmo di circa cinque secondi per megabyte, risultando dunque troppo lenti. Infatti, la probabilità che un altro blocco venga minato in un intervallo di tempo di 100 secondi è del 15,3%. Ne consegue che la probabilità di ottenere blocchi orfani è di poco inferiore all’1%, stando alle affermazioni di Rizun.

Il motivo è da imputare all’aumento delle dimensioni dei blocchi, passati dai 32 a 128 MB sulla blockchain di Bitcoin SV. Perciò, quando la rete è sovraccarica di transazioni non è in grado di trasmettere i dati inerenti ai nuovi blocchi a tutti i nodi, comportando quindi continue riorganizzazioni dei blocchi. Più i blocchi sono grandi, più richiedono tempo per propagarsi, oltre a necessitare di maggiori risorse hardware per i nodi ed un bandwidth elevato.

Bitcoin Cash SV destinato a morire per la rete “insostenibile”?

La legge di Moore anche nella blockchain

A differenza di BSV, Bitcoin Cash ABC ha mantenuto la dimensione del blocco pari a 32 MB, un valore ben più grande dei blocchi di Bitcoin e che di recente ha causato qualche problema anche a Bitcoin Cash. A differenza di BSV però, tale valore risulta ben più gestibile dai nodi, motivo per cui difficilmente BAB dovrebbe incorrere in block reorg. Infatti, quando la rete è sovraccarica, le transazioni in eccesso non inseribili nei blocchi vengono lasciate nel mempool in sospeso, mantenendo la dimensione massima a 32MB. Certo, rispetto a BSV la rete gestisce meno transazioni al secondo, ma non soffre di riorganizzazione dei blocchi. 

Il problema della scalabilità delle blockchain infatti, consiste nel propagare i nuovi blocchi di grosse dimensioni il più in fretta possibile su tutta la rete, così da mantenere tutti i nodi sincronizzati. Ma vi sono dei limiti di throughput, dovuti alla capacità di elaborazione dei nodi, delle latenze della rete ed anche della banda disponibile. Proprio per questo motivo occorre scegliere la giusta dimensione per blocco.

Una moneta inaffidabile?

Anche se Wright, sostenitore di Bitcoin SV, continua ad invitare le attività commerciali ad utilizzare BSV per i pagamenti quotidiani (con che wallet tra l’altro?) diversi sviluppatori hanno richiamato l’attenzione sulle evidenti limitazioni della rete di Bitcoin Cash SV.

Chris Pacia, sviluppatore a capo della piattaforma di e-commerce OpenBazaar, ha allarmato la community, riportando che a seguito della riorganizzazione dei blocchi, qualcuno potrebbe perdere i fondi ricevuti nei pagamenti recenti. Di conseguenza si tratta di una soluzione inaffidabile per un uso commerciale.

Nel frattempo, il valore di BSV è ormai sceso a a 57 Dollari, mentre l’hashrate della rete è lentamente risalito, attestandosi attorno i 3.6 PH/s. Attualmente diversi exchange non consentono il prelievo e deposito di BSV, motivo per cui molti si attendono un clamoroso sell-off all’apertura dei deposti sulle principali piattaforme.

Lo stesso CEO di Bitmain in un Tweet ha mostrato il proprio disinteresse verso la moneta, auspicando una rapida apertura dei depositi per “liberarsi” delle monete ricevute dal fork. Come se non bastasse, i miners della rete stanno minando in netta perdita. Con un ulteriore calo del valore dunque, il mining di BSV diventerebbe insostenibile. Per non parlare poi del 65% dell’hashrate concentrato nella mani di una sola Pool, un’ulteriore fonte di incertezza e rischio per la moneta, visto il possibile ma assai improbabile attacco del 51%.

A questo punto, visti anche i problemi alla rete durante i primi stress test, le aspettative sono tutt’altro che rosee. Vedremo se l’avventura di Wright continuerà ancora per molto.

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Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La mia avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org, GizBlog.it, ed ora su CryptoMinando.it. Sono nel mondo delle criptovalute come minatore dal 2013 ed ad oggi seguo gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApps, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things, la mia branca di studio.
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