Bitcoin In Evidenza News Wiki

“Bitcoin dannoso per l’ambiente” secondo Nature: alcune precisazioni

Considero voi lettori di Cryptominando già abbastanza informati su “Cos’è Bitcoin”, “cos’è la blockchain” , “cos’è il PoW” pertanto vi risparmio un inutile preambolo e vengo al dunque. Uno studio scientifico pubblicato sulla nota rivista Nature sostiene che il network di bitcoin è corresponsabile del riscaldamento del nostro pianeta:

Se questa tecnologia continuerà a diffondersi, la temperatura globale si innalzerà di 2 gradi e supereremo le soglie previste dall’accordo di Parigi sul clima.

Più precisamente:

Se il Bitcoin dovesse seguire la tendenza di crescita media osservata nell’adozione di diverse altre tecnologie (come le carte di credito), potrebbe arrivare ad eguagliare il numero totale di transazioni cashless in meno di 100 anni. Tuttavia, le emissioni cumulative dovute a tali transazioni  potrebbero portare a un riscaldamento del pianeta di 2° C entro soli 17 anni.

La ricerca, dai toni allarmistici per come è stata presentata sui siti di tecnologia italiani e non, è stata condotta da un team interdisciplinare dell’università delle Hawaii e pubblicata lunedì su Nature. La cosa diventa ancora più grave se consideriamo che l’IPCC (il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) ha recentemente pubblicato un report secondo il quale 2 gradi centigradi sono la soglia massima oltre la quale la temperatura media mondiale non deve assolutamente salire se vogliamo evitare cambiamenti devastanti e irreversibili per il clima del pianeta.

Lo studio di Nature, precisazioni necessarie

Sappiamo bene che Bitcoin consuma, e consuma tanto è inutile nasconderlo. L’ambiente, inoltre, è importantissimo e va preservato. In un precedente articolo pubblicato a Maggio in cui riportavo i dati di uno studio abbastanza ben fatto si stimava che il network consumasse circa 2.6 GW (che è circa il fabbisogno dell’intera Irlanda). Secondo un’analista entro fine anno il network consumerà circa lo 0.5% del consumo mondiale. La rete richiede davvero enormi quantità di energia per effettuare i propri calcoli, generare nuovi blocchi e fornire ricompense ai miner. Detto ciò facciamo alcune considerazioni.

Innanzitutto ci tengo a smentire un’informazione errata che gira su tanti siti non del settore crypto. Non è vero che il problema del consumo della corrente è comune a tutte le criptovalute. Semplicemente perchè non tutte si basano sul PoW.

Uso di energia pulita e migliorie del network Bitcoin

Il punto fondamentale che la ricerca non considera è quale energia viene usata per alimentare il network e da dove arriva. 17 anni sono un enormità, fermatevi un attimo e pensate a tutte le novità tecnologiche emerse dal 2000 a oggi… In 17 anni ritengo abbastanza ovvio che la percentuale di corrente prodotta in modo green crescerà in modo importante, grazie al potenziamento delle infrastrutture e magari, chissà, a nuove tecnologie che nemmeno immaginiamo.
La maggior parte dei miners scelgono destinazioni quali Canada o Islanda. Si tratta di luoghi in cui l’energia elettrica è fornita da mezzi idroelettrici o geotermici. La maggior parte delle farm si sono spostate su rinnovabili (pannelli fotovoltaici/idroelettrico) quindi è potenzialmente molto più “green” rispetto al sistema che tiene in piedi bancomat e carte di credito tanto per fare un esempio.
I dati usati per sostenere la tesi finale calcolano la CO2 emessa dal Network basandosi su datasheet di componenti per il mining del 2017. Il dato finale stimato è di 69 tonnellate di CO2 consumate nel 2017, dato molto discusso che secondo altri studi è molto più basso. Inoltre nei prossimi 17 anni l’efficienza di ASIC, schede video e di tutti gli strumenti usati per il mining non può che migliorare riducendo l’inquinamento a parità di prestazioni.

Ammettiamo che…

Anche ammettendo per assurdo che nei prossimi anni non ci sia una crescita nella produzione di energia green (supponendo quindi, per assurdo, che ogni Paese continui a usare carbone, petrolio e gas con le stesse percentuali odierne) e supponendo i modelli usati per lo studio estremamente accurati non è possibile stimare con precisione una crescita della temperatura semplicemente perchè le condizioni al contorno cambieranno. Mi riferisco al network Bitcoin che sicuramente migliorerà sotto tantissimi punti di vista in 17 anni. Gli sviluppatori di Bitcoin sono quotidianamente al lavoro per risolvere i problemi e per migliorare il network, tra 17 anni Bitcoin potrebbe non usare nemmeno più il PoW… Sicuramente avrà fatto passi avanti enormi rispetto a oggi sotto tutti i punti di vista. La crescita del network e le direzioni che prenderà sono impredicibili. Non si può nemmeno prevedere come reagiranno i miners all’arrivo di Lightning network o al prossimo halving (che dimezzerà i reward per blocco portandoli a 6.25 BTC nel 2020 e a 3.125 nel 2024).

L’adozione di Bitcoin non implica un maggior consumo di corrente

Un altro punto dello studio di Nature che va sottolineato con la matita rossa riguarda la correlazione tra adozione di Bitcoin e consumo di corrente. Lo studio fonda la propria tesi sulla “crescita dell’adozione (e quindi dell’uso) di Bitcoin”. E’ vero che la crescita dell’uso di Bitcoin comporta un maggior consumo di corrente? NO.

Il consumo totale della rete in gigawatt non dipende dal fatto che ci siano migliaia o milioni, o addirittura miliardi, di utenti che cercano di effettuare transazioni.

Vediamo due utili grafici che spaziano dal 2009 a oggi:

confirmed tx per day bitcoin

hash rate bitcoin

Questi due grafici ci danno un’informazione importante che sembra non essere stata contemplata nello studio. L’hashrate di Bitcoin non è strettamente correlato al numero giornaliero di transazioni. Il crollo nel numero di tx non ha comportato un crollo dell’hashrate. Viceversa il picco di transazioni verificatosi a fine 2017 non ha comportato un picco analogo nel grafico dell’HR.

Inoltre sono allo studio soluzioni di scaling che dovrebbero garantire un maggior numero di tx per blocco slegando ancora di più hashate e numero di transazioni.

Osserviamo l’hashrate di Bitcoin negli ultimi 180 giorni:

hash rate 180 days

Quando il mining diventa meno redditizio l’hashrate cala. I reward per il mining possono cambiare infinite volte in 17 anni e di conseguenza cambierebbe l’hashrate. E’ difficile fare previsioni a 17 anni se consideriamo che 17 anni fa non esisteva nemmeno Bitcoin…

Conclusioni

Ci tengo a sottolineare che leggendo i commenti su altri siti non del settore sono rimasto impressionato negativamente dalla considerazione che l’utente medio ha del mondo crypto. Definite “inutili”, “costose”, “dannose” e “una perdita di tempo” le criptovalute paiono non aver coinvolto a sufficienza molti italiani. Personalmente, invece, trovo stupido pensare che una potenziale rivoluzione come Bitcoin, che sta prendendo piede nelle maggiori città del globo, venga ritenuta inutile. Punti di vista. Qualcuno addirittura fa ancora confusione e identifica Bitcoin e blockchain come una cosa sola (molti non sanno che la blockchain è utile per moltissimi casi d’uso e va ben oltre le criptovalute).

Riassumendo per punti quanto detto sopra lo studio sembra non considerare che:

  1. Crescerà la produzione di energia green da qui a 17 anni;
  2. Migliorerà l’efficienza del network bitcoin;
  3. Migliorerà l’efficienza degli strumenti che minano BTC.

Vi lascio con questo tweet abbastanza significativo:

cripto

Vi invitiamo a seguirci sul nostro canale Telegram ed anche sul gruppo ufficiale Telegram, dove sarà possibile discutere insieme delle notizie e dell’andamento del mercato, sulla nostra pagina Facebook e sul nostro account Twitter.


La più grande community italiana dedicata alle criptovalute: Italian Crypto Club (ICC)

Matteo Gatti

Ingegnere informatico appassionato di tecnologia e di tutto ciò che vi ruota attorno. Seguo con interesse il mondo delle criptovalute e lo sviluppo della tecnologia Blockchain. Scrivo anche di Linux su LFFL.
Follow Me:

Related Posts

Rispondi