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ETF & Bitcoin: quello che c’è da sapere

Nelle ultime settimane si sente spesso parlare di ETF sul Bitcoin e delle presunte decisioni che dovranno essere prese da parte della SEC. N

Nei prossimi giorni infatti, più precisamente il prossimo 23 Agosto, la SEC dovrebbe decidere per le due proposte di ETF da parte di ProShares. Dopo che la proposta di ETF dei fratelli Winklevoss è stata respinta e l’altra proposta da parte del fondo VanEck-SolidX è stata rinviata a settembre, gli investitori statunitensi potranno acquistare “bitcoin” tramite ETN offerto della società svedese XBT Provider AB. Sempre se verrà approvato. C’è molta carne al fuoco dunque.

Tutto ciò sta portando notevole confusione nella maggior parte degli investitori meno esperti, i quali si trovano costretti a doversi districarsi tra scenari in continua evoluzione.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza: ETF vs ETN

ETF sta per Exchange-Traded Fund o fondo negoziato in borsa, detto anche trackers. Sono dei fondi quotati in borsa, che replicano la performance di un indice, raggruppando per esempio diverse azioni.

Nel caso di bitcoin quindi, avremo un fondo che detiene bitcoin e che vende azioni, le quali possono essere acquistate da potenziali clienti tramite il loro conto. Quindi l’idea è quella di accumulare un numero rilevanti di bitcoin, e renderli simili a strumenti e prodotti finanziari scambiabili sui mercati in modo simile alle azioni.  

ETN invece sta per Exchange-Traded Note o nota di credito negoziata in borsa. Il meccanismo è simile all’ETF, ma Gli ETN sono più rischiosi perché sono titoli di debito garantiti dalla banca. Se l’emittente dovesse fallire, chi sottoscrive l’ETN potrebbe perdere il suo investimento. Anche se in molti casi gli emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN.

Se la prospettiva di un ETF o ETN bitcoin agita molto il cripto mondo, è principalmente perché sono prodotti molto più flessibili dei futures su bitcoin, come quello per esempio lanciato lo scorso anno. Inoltre un ETF sarebbe scambiabile su base giornaliera. Questo è la ragione per cui molti pensano che in caso di autorizzazione da parte della SEC il prezzo di bitcoin potrebbe salire anche di molto.

Diverse proposte di ETF

Come spiega Jake Chervinsky, un avvocato specializzato nelle indagini penali del governo degli Stati Uniti, la registrazione di un ETF segue una procedura standard. Questa procedura ha tre passaggi:

  1. Viene proposto l’ETF da parte del richiedente;
  2. La SEC pubblica la notifica del deposito nel registro federale;
  3. La SEC ha un periodo di tempo variabile per accettare o rifiutare la proposta di ETF. In genere 45 giorni totali, ma i tempi possono allungarsi anche fino a 240 giorni.

In genere la confusione creata nella comunità è dovuta proprio alle diverse proposte di ETF, da quelle rigettate a quelle ancora in esame. Bocciare uno di questi prodotti, non significa bocciare in genere tutte le proposte perché la SEC analizza ogni dossier in modo separato.

Per esempio la proposta di ETF presentato da SolidX e VanEck e supportato da CBOE, presenta un dossier più solido rispetto quello presentato dai fratelli Winklevoss, ed è probabile che venga convalidato. Se non altro perché questo è già stato presentato e respinto nel marzo 2017 e ora viene riproposto con diverse modifiche. Anche se la decisione potrebbe essere rinviata addirittura a febbraio 2019.

Not your keys, not your bitcoins

Nel frattempo, mentre tutti aspettano l’emissione di questi prodotti finanziari, si levano autorevoli voci critiche come quelle di Nick Szabo e Andreas Antonopoulos.

Il celebre Bitcoin evangelist Andreas Antonopoulos si dichiara completamente a sfavore degli ETF e lo spiega in modo chiaro nel suo consueto video appuntamento Bitcoin Q&A. Egli spiega che i grandi market maker possono influenzare in modo notevole i prezzi dei beni, non solo nel mercato dove l’ETF è quotato ma in tutto il mondo. Analogamente come avviene con il mercato delle commodities. Senza contare il fatto che i detentori delle chiavi private non sono i clienti ma i gestori del fondo. Immaginiamo allora di trovarci nella situazione di un hard fork con split, e airdrops per i possessori di bitcoin. A beneficiarne saranno i possessori delle chiavi private, ossia i gestori del fondo che potranno decidere come comportarsi.

Antonopoulos inoltre cita l’esempio di un ipotetico upgrade di Bitcoin che porterebbe all’anonimato totale. I gestori dell’ETF potrebbero far valere tutta la loro potenza decisionale al fine di compiacere i governi che ostacolano l’anonimato di bitcoin.

In conclusione possedere bitcoin su un ETF potrebbe essere peggio che averli su un exchange. Ecco perché se da una parte molti vedono solo l’effetto immediato “to the moon”, dall’altro nessuno riflette sui rischi a lungo termine che comporta un ETF sulla autonomia del network Bitcoin.

Vedremo che decisioni prenderà la SEC.

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Vincenzo Borrelli

Esperto in qualità e sicurezza della filiera agroalimentare. Da lunghi anni trader sui mercati valutari e appassionato di economia e dinamica delle popolazioni. Entusiasta studioso di bitcoin.
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