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Cala Bitcoin ma cresce l’hashrate: il mining profittevole nelle mani di pochi?

Gli ultimi mesi per i minatori di criptovalute sono stati abbastanza duri, ma non per tutti in realtà. Di recente abbiamo visto alcuni colossi del cloud mining revocare i propri contratti con i clienti per la mancanza di sufficienti profitti. Negli ultimi giorni è toccato a Genesis Mining, lo scorso giugno ad Hashflare invece.

Eppure, guardando i grafici relativi all’hashrate di Bitcoin, possiamo notare come la potenza computazionale del network continui, seppur lentamente, a crescere. Proprio in questo mese d’Agosto, oltre a registrare importanti cali del valore di Bitcoin, è stato registrato il picco dell’hashrate della rete.

Bitcoin Mining Hashrate Crypto

Il fatto che nonostante il calo dei prezzi delle crypto, la potenza di calcolo della rete continui ad aumentare, dimostra quanto interesse c’è dietro Bitcoin e quanto minare sia ancora profittevole. Ovviamente non lo è per tutti. Tuttavia continua e continuerà ad esserlo per le grosse mining farm ed aziende del settore presenti in Cina e tutte quelle zone dove l’energia ha costi irrisori.

Gli ultimi ASIC annunciati inoltre, stanno migliorando ulteriormente l’efficienza, offrendo hashrate migliori con consumi pari o inferiore ai modelli meno recenti. Per esempio, il nuovo Canaan Avalon A9 Miner raggiungi i 30 TH/s con un consumo pari a 1750 Watt, raggiungendo un’efficienza da primato.

Insomma, anche se la difficoltà continua ad aumentare in proporzione all’hashrate, ci sono diversi presupposti per cui il mining rimanga profittevole o conveniente da effettuare.

Grossi investitori oppure il mining di Bitcoin costa meno di quanto si pensi?

Vi sono diverse ipotesi su questa continua corsa al mining. C’è chi, come il CEO di Genesis Mining, ritiene che l‘arrivo di hardware sempre più efficiente, di grossi investimenti nel settore e di una visione ottimista per il futuro di Bitcoin, spinga i minatori ad una vera e propria gara al mining. L’obbiettivo è di accumulare criptovaluta per il futuro, sacrificando o mantenendo al minimo gli introiti nel breve termine.

Al di là di questa visione, l’ipotesi più realistica sul proseguimento delle operazioni di estrazione riguarda il reale costo del mining in relazione al prezzo di Bitcoin. Vi sono varie stime sul punto di non ritorno. Per Fundstrat, il prezzo di Bitcoin al di sotto del quale non conviene minare è pari ad 8mila dollari, per Morgan Stanley 8600, mentre per CoinShares 6400 dollari. Per altri ancora 6mila dollari. Ovviamente sono tutte stime basate su alcune ricerche eseguite dai vari enti.

Bigbit

Ad oggi dunque, con Bitcoin a ridosso dei 6400 dollari, minare è al limite del profittevole. Questo stando alla teoria, ma i dati parlano chiaro, e proprio pochi giorni fa è stato raggiunto il picco dell’hashrate. Evidentemente non è proprio così.

Stando a ciò che viene riportato su Reddit, BitcoinTalk e quant’altro, la possibile soglia limite al di sotto del quale non converrebbe più minare sarebbe prossima ai 4mila dollari, alcuni dicono anche 3mila dollari. Sono sempre stime. Ovviamente tali valori fanno riferimento alle numerose mining farm disperse in Cina, nel Sud America, Est Europa, Russia ed altri paesi del mondo dove la corrente ha costi davvero irrisori.

Ne consegue dunque, che il mining rimanga profittevole solo alle grande aziende del settore che hanno accesso all’ultimo hardware più efficiente, a fonti energetiche con costi praticamente nulli e, detto sinceramente, anche a coloro che hanno saputo muoversi per tempo, riuscendo a rientrare completamente in ROI durante il boom di fine 2017, inizio 2018.

I piccoli minatori casalinghi stanno sparendo?

Anche per i piccoli minatori casalinghi valgono in parte le condizioni sopra riportate. Chi è munito di impianto fotovoltaico (o energia a costi bassissimi) e mina dallo scorso anno – dunque ha pienamente recuperato la cifra spesa per l’hardware -, continua ad oggi a trarre profitti, seppur esigui. Sicuramente non si hanno i guadagni dello scorso novembre/dicembre, ma qualcosa entra comunque in cassa.

Chi è arrivato più tardi invece, potrebbe aver deciso letteralmente di staccare la spina e rivendere il proprio hardware per recuperare l’investimento iniziale. Tralasciando il caso di Bitcoin, ormai online si trovano diversi rig per il mining di Ethereum o Monero in vendita. Il calo delle vendite delle schede video ne è una prova.

Forse è proprio per il minatore casalingo che trova validità la stima della cifra di breakout dei 6mila dollari. Tale valore però, sicuramente non è veritiero per i colossi del settore, altrimenti l’hashrate di Bitcoin sarebbe ben inferiore.

Il mining sempre più concentrato fra pochi?

Aldilà del prezzo di Bitcoin, già nei mesi scorsi si riteneva che il grosso dell’hashrate di Bitcoin fosse concentrato nella mani di poche aziende. A Giugno infatti, vi abbiamo riportato il forte potere di Bitmain, detentrice, secondo le stime, di quasi il 50% dell’hashrate totale di Bitcoin.

Tale valore, da alcuni è stato ritenuto un grosso rischio per un possibile attacco del 51%. Da altri invece solo un problema di centralizzazione, in quanto difficilmente Bitmain attaccherebbe una delle proprie principali fonti di ricchezza.

Problema o no, considerato il calo della rendita del mining, si rischia di centralizzare ancor di più la rete, eliminando dai giochi quei piccoli minatori che non riescono più a coprire i costi delle operazioni di estrazione del Bitcoin.

E qui potremmo avviare decine di discorsi sulla necessità di cambiare il PoW di Bitcoin, sulle soluzioni per decentralizzare il mining (Betterhash), sulla necessità di uno e più concorrenti di Bitmain, sull’incapacità di decentralizzare totalmente il network di Bitcoin e quant’altro. Ma non sono il succo di questo articolo, visto che andrebbero trattati i diversi argomenti singolarmente ed analizzati a fondo.

Probabilmente è in parte un problema temporaneo, anche se alcune questioni andranno affrontate realmente. Vedremo.

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Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La mia avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org, GizBlog.it, ed ora su CryptoMinando.it. Sono nel mondo delle criptovalute come minatore dal 2013 ed ad oggi seguo gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApps, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things, la mia branca di studio.
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    • E’ sempre dura rispondere a queste domande. A mio parere iniziare ora da zero è un po’ un azzardo, ameno che uno ha veramente corrente elettrica a gratis. In ogni caso i tempi di ROI per le apparecchiature sono aumentati drasticamente

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