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Internet of Things (IoT) e tecnologia Blockchain: quali sono le possibilità

C’è molta speculazione sul rapporto che intercorre tra l’Internet delle Cose (IoT) e la tecnologia Blockchain. È una vera battaglia tra le due parti o si rafforzano reciprocamente? Le due tecnologie dovrebbero occupare settori differenti? Cos’è esattamente l’Internet of Things?

Quando i dinosauri vagavano sulla terra

Durante la rivoluzione dei personal computer avvenuta negli anni ’80, le aziende del settore si sforzarono di costruire un mondo in cui ogni persona possedesse almeno un personal computer. Possiamo tranquillamente ammettere che la missione è stata ampiamente compiuta.

internet of things not dag blockchain

Internet ha introdotto un mondo in cui tutti possono connettersi online. E poi, col tempo, l’avvento dei telefoni cellulari ha permesso il collegamento da mobile, con chiunque e ovunque. Non importa dove ci si trova in un dato momento, il collegamento c’è e continuerà ad esserci.

Internet of Things significa esattamente quello che dice la frase. Ogni cosa, dispositivo, apparecchio, strumento, veicolo, macchina, qualsiasi cosa che contenga un computer, lo sfrutta per connettersi ad una rete e per trasmettere e ricevere informazioni.

Un esempio di Internet of Things

Prendiamo come esempio la nostra macchina: calcola, raccoglie dati, li archivia, li analizza, li trasmette, li riceve e prende decisioni comunicando con dei messaggi. Questi calcoli forniscono un servizio al cliente. Grazie al GPS ci aiuta a prendere decisioni sul viaggio.In alcune auto ci sono servizi di intrattenimento per rendere più confortevole il tragitto, e cosi via.

Le informazioni sulle condizioni del traffico ci aiutano a prendere decisioni ottimali sui percorsi e il sistema ci informa anche sulle informazioni diagnostiche del veicolo relative ad un possibile guasto che dobbiamo affrontare.

La compagnia automobilistica beneficia di tutto ciò in modalità differenti. Raccolgono dati da tutti i veicoli dei clienti, li studiano e vengono a sapere se un problema specifico persiste più volte e come affrontarlo. La società identifica la fonte del problema e risponde per offrire ai altri clienti prodotti e servizi della massima qualità.

E riguardo la Blockchain?

A prima vista, ci sono alcune incompatibilità fondamentali tra IoT e blockchain. La Blockchain è nata come tecnologia decentralizzata e i partecipanti hanno a che fare con il business senza bisogno di fidarsi l’uno dell’altro.

La tecnologia dell’Internet of Things gravita attorno alla centralizzazione. E usando l’esempio dell’automobile sopra, il veicolo comunica con il costruttore di quella vettura. L’auto non comunica con una rete decentralizzata di nodi che le persone scelgono di eseguire sui propri sistemi.

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Il produttore detiene l’esclusiva su quel veicolo ed il consenso decentralizzato non riesce ad aiutare troppo su questo punto di vista. Come potrebbe funzionare?
Il nodo A dice “nessun problema” riguardo alle fiamme che fuoriescono dal cofano di un veicolo che sta guidando lungo un’autostrada.
Il Nodo B vota per dire che è un’emergenza, e infine il Nodo C si astiene perché è offline e aggiornerà la sua chain dopo che il blocco è stato aggiunto.

Immaginate che divertimento se usassimo dei semafori IoT, basati su blockchain…

Scalabilità

La tecnologia Blockchain richiede tempo per ottenere un consenso, e questa lentezza né definisce lo stato attuale. Sicuramente ci sono numerosi studi sul come ridimensionarla sfruttandone la massima velocità, e su alcuni aspetti sono state raggiunte prestazioni importanti.

Tuttavia, come nell’esempio dell’automobile computerizzata, i clienti richiedono un servizio tempestivo. La rete Bitcoin impiega dieci minuti per raggiungere un consenso e alcune questioni relative ai veicoli richiedono attenzione immediata.

Alcune considerazioni sulla sicurezza

La Blockchain rafforza l’aspetto della sicurezza attraverso la crittografia asimmetrica. L’utente detiene una chiave privata che crea firme digitali le quali dimostrano la proprietà dei beni sulla blockchain e, se qualcuno oltre all’utente accede alla chiave privata, praticamente possiede tutto quanto.

In alternativa, in uno scenario di Internet of Things, il veicolo computerizzato, il frigorifero, la sveglia o un determinato dispositivo computerizzato effettuano operazioni da soli. Nessun uomo interviene nell’interazione tra il dispositivo e la rete.

Quindi tutti questi dispositivi accedono e memorizzano le chiavi private nei loro chip interni? Quando gli hacker penetreranno nei dispositivi IoT (che è notoriamente facile da fare), possederanno anche le chiavi private.

Problema di sicurezza non da poco, che comunque si sta sempre studiando in ambito di ricerca.

Possibilità e speranze

Esistono alcuni scenari in cui la blockchain avvantaggia l’IoT. Ad esempio il fenomeno dell’IoT riservato alle auto senza conducente raggiunge un crescente interesse.

Immaginiamo questo caso d’uso. Un’auto non occupata e senza guidatore prende un pacco per la consegna da un robot, e dopo il ritiro, il veicolo si rende conto che deve fare rifornimento. Esamina la stazione di rifornimento più vicina e un robot rifornisce il veicolo. Il veicolo paga per la transazione in criptovalute. L’auto completa il viaggio e lascia il pacco presso una struttura che lo riceve.

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In nessuna situazione, lungo questo processo, è richiesta l’interazione umana.

Blockchain eccelle nell’elaborazione transazionale tra le parti che devono fidarsi l’una dell’altra, e le macchine per loro natura non hanno alcun senso di fiducia. Dare e ricevere il pacchetto richiede l’autorizzazione, e l’acquisto del carburante definisce il caso d’uso più basilare per le criptovalute.

L’intervento dell’uomo sorge solo nella necessità di progettare e mantenere il sistema.

Un’altra possibilità: Directed Acyclic Graph (DAG)

Al di là della blockchain come struttura dati, il Directed Acyclic Graph (DAG) è un’altra possibilità. In particolare, la rete Tangle di IOTA è basata su questa tecnologia. Nel campo della matematica discreta, un grafico definisce un insieme di oggetti noti come nodi (chiamati anche vertici o punti) e i nodi sono connessi da bordi (detti archi o linee).

In un grafico diretto, i bordi mostrano la direzione, il che significa che il bordo che va dal nodo X al nodo Y è diverso dal bordo che va dal nodo Y al nodo X. La natura aciclica di un DAG garantisce l’attraversamento del grafico in maniera non circolare, seguendo i bordi da nodo a nodo, non visitando quindi mai due volte lo stesso nodo.

Questa struttura sembra prestarsi bene alle sfide dell’IoT con la sua vasta rete di transazioni machine-to-machine; e teoricamente, una DAG supera le inefficienze del consenso e l’oligarchia dei miners, grazie alle bassissime fees di transazione. Sfortunatamente, senza l’immutabilità della blockchain costruita sulle transazioni prive di fiducia, un DAG potrebbe non offrire nulla di diverso da un’interessante topologia di rete alternativa.

In che modo una DAG protegge la sicurezza di una transazione e impedisce che tale transazione venga compromessa? E senza l’immutabilità della blockchain, come controlli un DAG e ti fidi del fatto che un record non sia stato alterato?

Pensieri conclusivi

La tecnologia IoT e la Blockchain sono apparse sulla scena all’incirca nello stesso periodo. Sono emersi insieme, ma convergeranno? Entrambe le tecnologie continuano ad evolversi e la ricerca e lo sviluppo proseguono instancabilmente in entrambi i settori, ma resta comunque da vedere se blockchain troverà un posto produttivo nel mondo dell’IoT.

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Stefano Cavalli

Nato a Parma, classe '92. Laureato in Ingegneria Informatica Elettronica e delle Telecomunicazioni all'Università degli Studi di Parma. Appassionato da anni in tecnologia Blockchain, economia decentralizzata e criptovalute. Esperto in Web-Development & Software-Development.
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