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Secondo uno studio, il 20% dei Bitcoin sono persi e irrecuperabili

Un recente studio pubblicato dal Wall Street Journal, ha riportato che circa il 20% dei Bitcoin minati (quindi in teoria circolanti), sarebbero stati persi dagli utenti e risulterebbero dunque irrecuperabili. Transazioni con indirizzi sbagliati o inesistenti, password e SEED di wallet andate perse. Ma anche portafogli senza backup in computer guasti e disattenzioni varie.

Ciò da una parte può essere visto come una bene in termini di deflazione della moneta, specie in ottica futura. Sull’altro fronte sta portando alla nascita di una nuova figura nel mondo delle criptovalute, ovvero il Crypto Hunter.

In sintesi, si tratta di un nicchia di esperti che aiutano i disattenti clienti a recuperati i Bitcoin perduti, in cambio di una grossa parte del portfolio. Niente soluzioni magiche, la crittografia non si buca. Possono però aiutare i clienti nel recupero del proprio wallet dal PC o hard disk guasto. Oppure, anche se restano da valutare i successi, si possono tentare anche attacchi brute-force ai wallet per riuscire ad accedervi.

C’è di più. Un signore inglese che sosteneva di aver perso oltre 100 milioni di dollari in Bitcoin nel proprio computer buttato in discarica, ha dichiarato di voler sostenere le spese di ricerca e scavo del disco perduto. Tuttavia non ha ottenuto i permessi del comune.

Pochi Bitcoin disponibili saranno un problema in futuro?

Qual’ora il tasso di “perdite” di questa tipologia dovesse continuare, sarà un problema? No, poiché Bitcoin è divisibile in sotto unità, ovvero i Satoshi. Anzi, molto probabilmente saranno queste piccole frazioni di Bitcoin a venir utilizzati come moneta vera. Magari utilizzando Lightning Network per pagamenti di piccole entità con fee bassissime.

Inoltre, ciò implicherà anche un valore maggior per la moneta, ma non avrà alcuna ripercussione sulla possibilità d’utilizzo di Bitcoin. Anche togliendo il 20%, rimane un numero più che sufficiente per un utilizzo pratico della criptovaluta.

In ogni caso, meglio stare più attenti alle proprie password ed a quando si fanno transazioni.

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Marco Picchi

Ingegnere Elettronico, da anni appassionato di hardware, IoT e reti. Ho scoperto Bitcoin nel 2012 per poi buttarmi sul mining casalingo l'anno successivo. Ad oggi seguo con interesse lo sviluppo di tecnologia Blockchain.
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