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Blockchain: fra la rivoluzione che non c’è e la moda del momento

Recentemente abbiamo avuto modo di parlare diverse volte dei tanti progetti che nascono sull’onda dell’euforia generale che si è creata intorno alla tecnologia blockchain. Abbiamo visto tante ICO nascere e fallire, tanti progetti blockchain oriented e fantomatici utilizzi di tale tecnologia.

Numerosi sono i white paper e siti specializzati che attribuiscono alla blockchain funzionalità tra le più disparate. Creando, come spesso succede in questi casi, risposte a problemi che fondamentalmente non esistono. La motivazione è quasi sicuramente di tipo economico. In questo momento usare la parola blockchain in un qualsiasi progetto richiama se non altro molta attenzione mediatica. Lo abbiamo visto diverse volte e lo vedremo ancora per molto.

Recentemente, anche sul blog di Beppe Grillo sono stati pubblicati diversi articoli che trattano questioni rilevanti come la solidarietà e l’emergenza migranti, uniti ad un pizzico di blockchain. Ma si tratta di applicazioni in cui la blockchain è realmente necessaria?

Gli articoli sulla blockchain di Beppe Grillo

Curiosando sull’omonimo blog, troviamo un post del 24 giugno, che ha per titolo: “Nasce la piattaforma in blockchain per il reddito di base”.

Dall’articolo si legge che la piattaforma, di nome Horizon, si prefigge l’obbiettivo di collegare tutte le iniziative di reddito di base del mondo, creando così una rete globale incentrata sul reddito di base. L’idea è quella di distribuire i proventi delle donazioni attraverso un meccanismo decentralizzato, privo di intermediari e senza censura. Il tutto tramite un sistema di Smart Contract e token opportunamente compilati sul network Ethereum. Se da una parte l’idea è carina, non ha molto senso creare un token ad hoc, ma ridistribuire le principali valute raccolte nelle donazioni. Quindi, in questo caso, una soluzione blockchain based trova poca utilità, visto che si potrebbero tranquillamente redistribuire Ethereum sfruttando uno Smart Contract, senza dover creare l’ennesimo utility token.

In un altro post, intitolato “Risolviamo l’emergenza migranti grazie alla blockchain”, si legge che grazie ad un sistema di riconoscimento della retina, viene confermata l’identità del cliente/profugo su una database tradizionale delle Nazioni Unite, che interroga una variante della blockchain di Ethereum con gli opportuni dati. Questo permetterebbe di fornire loro una specie di carta d’identità digitale. Una soluzione facile a dirsi ma davvero difficile se non impossibile da attuare.

Il sistema, anche in questo caso, si rifà alla possibilità di risparmiare notevoli quantità di capitale, che grazie ad un network decentralizzato sarebbero veicolati in modo sicuro e privo di intermediari. Il fine di queste iniziative è senz’altro nobile, ma come spesso accade, si cerca di risolvere problemi con soluzioni che sembrano più di marketing che di beneficenza.

Casi d’uso reali della blockchain

La blockchain nasce con lo scopo di sostituire un ente terzo regolatore durante una transazione tra due o più parti. Creando un ordine cronologico immutabile e impedendo così il double spending. Serve a creare quindi un sistema Trustless, sicuro, immutabile ed affidabile. Condividendo questo passaggio di valore con i partecipanti del network, ognuno può accertarsi della bontà o meno delle informazioni prodotte. Questo meccanismo è dispendioso e non scala in modo efficiente. Se non si hanno determinate necessità quindi, è sempre meglio utilizzare tecnologie meglio conosciute e più adatte allo scopo.

Sicuramente l’evoluzione tecnologica può portare dei miglioramenti nella gestione di problemi sociali molto complessi e attuali come il controllo sulla distribuzione degli aiuti umanitari e le migrazioni, evitando ulteriori sprechi. Ma è davvero necessaria una blockchain? Vedremo!

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Vincenzo Borrelli

Esperto in qualità e sicurezza della filiera agroalimentare. Da lunghi anni trader sui mercati valutari e appassionato di economia e dinamica delle popolazioni. Entusiasta studioso di bitcoin.
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