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Cina: gli InternetCafè hackerati per minare Siacoin illegalmente

Un gruppo di hacker ha presumibilmente stretto un accordo illegalmente con società di manutenzione di pc in Cina per hackerare computer di proprietà di alcuni internet cafè con lo scopo di effettuare mining di Siacoin. Un giro di affari di 800.00 dollari. Scopriamo nel dettaglio cosa è successo.

Il giro d’affari

Secondo un rapporto locale di sabato, la polizia nella città di Rui’An nella provincia di Zhejiang ha arrestato 16 sospetti. La polizia ha stimato un guadagnato di 5 milioni di yuan, ovvero circa 800 mila dollari. I computer hackerati sarebbero oltre 100.000 computer di internet café in 30 diverse città cinesi da luglio dell’anno scorso.

Il rapporto afferma che gli hacker hanno dapprima sviluppato un malware che può specificamente minare la criptovaluta siacoin su un dispositivo interessato. L’hanno poi commercializzato in aziende di manutenzione di computer che presumibilmente hanno contribuito a iniettare il malware ai computer degli internet cafè effettuando i classici controlli di routine.

Secondo il rapporto, i profitti realizzati dalle attività di mining e vendita dei siacoin sarebbero quindi suddivisi tra gli hacker e i loro presunti complici.

La cryptocoin utilizzata

siacoin

Il problema è cominciato ad emerso a luglio 2017, quando gli internet cafè di Rui’An hanno iniziato a notare che i loro computer erano diventati estremamente lenti. Infatti il tasso di utilizzo della CPU era spesso oltre il 70% anche dopo un normale riavvio.

In particolare, la truffa è avvenuta in un momento in cui il prezzo di siacoin è salito del 400% dagli $ 0,002 di maggio a oltre $ 0,01 a luglio, come mostrano i dati di CoinMarketCap.

Nel frattempo però anche le bollette degli Internet café colpiti a Rui’An sono aumentate significativamente durante questo periodo. Successivamente i proprietari hanno denunciato il caso alla polizia locale.

La maggior parte degli internet cafè di Rui’An utilizzava la stessa ditta di manutenzione dei computer (che non è stata indicata nel rapporto). Perciò la polizia è risalita alla ditta e ha arrestato l’amministratore delegato dell’azienda nell’agosto. In seguito quest’ultimo rivelò informazioni preziose sugli hacker coinvolti. L’indagine, ad oggi, è ancora in corso. Il malware si è ora diffuso in oltre 30 città in Cina, con presumibilmente coinvolte oltre 100 aziende di manutenzione di computer nel paese.

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Michele Porta

Ingegnere informatico. Da sempre appassionato di tecnologia, hardware e software. Sono entrato nel mondo delle criptovalute negli ultimi anni imparando a fare trading e studiando gli aspetti tecnologici e implementativi delle principali cryptocoin sul mercato. Spero in un futuro privo di contanti e basato sulla sicurezza garantita dalla blockchain.
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