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Blockchain: quando è realmente utile e quando no?

Recentemente, Bitcoin France ha ripreso la delicata questione sulla reale utilità della blockchain applicata in diversi settori fissando alcuni punti chiave:

  • Se il vostro obbiettivo non è quello di eliminare simultaneamente il rischio di double-spending e di un intermediario, non avete bisogno di una blockchain;
  • La vostra blockchain non resterà a lungo decentralizzata se non è difficile e costoso scrivere sulla stessa;
  • Se la vostra blockchain non è decentralizzata, presto o tardi verrà corrotta;

Le origini

La blockchain spesso viene presentata come una “tecnologia sottostante al bitcoin”. Ma in realtà questa descrizione non è stata usata da Satoshi Nakamoto nel suo paper e nemmeno nei primi post pubblicati nella comunità. Questo perché probabilmente egli considerava questa catena di blocchi, come parte integrante di un unico sistema.

Quindi, non esiste realmente una definizione universale e riconosciuta della “tecnologia” blockchain. Anche se alcuni termini sono ricorrenti nelle varie presentazioni di essa.

Registro di transazioni, decentralizzazione, rete peer to peer, sicurezza ed immutabilità. Sono queste le parole più usate quando si parla di blockchain. Esaminando anche in modo non necessariamente tecnico questi aspetti, si può giungere ad una definizione che sia semplice da recepire, senza generare ulteriore confusione tra gli utenti che si avvicinano a questo settore.

La tecnologia blockchain rappresenta la soluzione al problema del double spending. Tutto ciò porta ad una grande conquista, ossia creare un sistema di trasferimento di valore digitali su internet, privo di intermediari. Nei sistemi tradizionali, questa intermediazione, costituisce un compromesso tra sicurezza e semplicità d’uso. Permette cioè di avere allo stesso tempo, transazioni facili da effettuare, ma si sottopone a rischi di controparte.

Registro di transazioni distribuito, sicuro e immutabile

 

blockchain

Oltre a dare un ordine cronologico alle transazioni, la blockchain può essere usata per archiviare dati non correlati ai pagamenti. Si tratta di servizi di notarizzazione, che in futuro potranno essere utilizzati per rimpiazzare gli attuali procedimenti di certificazione.  Ci sono diversi campi di applicazione in cui si cerca di promuovere soluzioni legate alla blockchain. Nella maggior parte dei casi però, sarebbe più opportuno utilizzare semplici database, che risultano essere meno costosi e più efficienti. O affidarsi a DLT (distibuted ledger tecnology) i quali riprendono l’idea della decentralizzazione del “libro mastro”, ma che in realtà hanno poco a che vedere con il concetto originale di blockchain.

Paradossalmente oggi la blockchain, sembra essere diventata la soluzione a problemi che non esistono.

La moltitudine di progetti che nascono in nome della blockchain e che non aggiungono nulla di realmente innovativo, sono fonte di equivoci e disinformazione. Gli utenti sono quelli che subiscono le conseguenze peggiori perdendo di vista il vero e unico significato rivoluzionario di questa tecnologia.

L’obiettivo, secondo l’articolo pubblicato da Bitcoin France, è quello di mettere ordine tra le diverse definizioni. Cercando di fare chiarezza su quello che è possibile fare con la blockchain e quello che non solo è impossibile, ma soprattutto non conveniente e in alcuni casi dannoso. Maggiore chiarezza permetterà anche agli utenti di discernere tra progetti veramente innovativi e utili e quelli meno validi.

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Vincenzo Borrelli

Esperto in qualità e sicurezza della filiera agroalimentare. Da lunghi anni trader sui mercati valutari e appassionato di economia e dinamica delle popolazioni. Entusiasta studioso di bitcoin.
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