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Il 68% degli exchange non richiede KYC, un problema per il riciclaggio di denaro

Un recente studio condotto fra 25 diverse exchange di criptovalute presenti sia in Europa che negli Stati Uniti ha rivelato che solo il 32% esegue controlli di identità completi sui propri utenti. La situazione potrebbe però cambiare presto. Nel 2019 entreranno in vigore nuove norme UE contro il riciclaggio di denaro. Ciò dovrebbe spingere tutte le aziende non conformi a modificare radicalmente i loro protocolli.

I dettagli dello studio condotto

kyc exchange

Uno studio condotto dalla casa di analisi P.A.ID Strategies ha rivelato che oltre i due terzi degli exchange in Europa e negli Stati Uniti non soddisfano i requisiti della cosiddetta procedura “Know Your Customer” (KYC). La ricerca si è limitata però “solo” su 25 exchange, quindi un ristretto numero.

Dalla ricerca è emerso che il 68% di essi consente agli utenti di negoziare sia criptovalute che valute legali senza dover fornire alcuna identificazione ufficiale o passare attraverso un accurato controllo KYC. Chiunque può iniziare a negoziare fornendo solo un numero di telefono ed un indirizzo e-mail valido.

Ciò significa che gli utenti che utilizzano gli exchange, che non rispettano i requisiti KYC, possono facilmente scambiare criptovaluta per Fiat, e viceversa, senza alcun problema.

John Devlin, capo analista di P.A.ID, ha commentato la questione:

I wallete e gli exchange di criptovalute vogliono godere della stessa fiducia dei servizi finanziari tradizionali. Affinché ciò accada essi devono superare la reputazione a volte discutibile del passato delle criptovalute.

Le cose stanno per cambiare

kyc antiriciclaggio exchange

Questo approccio clemente sulla verifica dell’ID, non dovrebbe durare ancora a lungo. Già nel dicembre 2017, la commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha convenuto di chiedere agli exchange e ai wallet di criptovaluta di identificare i propri utenti.

L’accordo fa parte della quinta direttiva antiriciclaggio dell’UE, indicata come AMLD5. La sua entrata in vigore è prevista per giugno 2019, esattamente 18 mesi dopo l’accordo del Comitato.

Inutile dire che se si scopre che uno scambio di criptovalute facilita attività come il riciclaggio di denaro, l’immagine del marchio subirà un danno sostanziale, se non irriparabile. Specialmente dopo aver fallito nel soddisfare le richieste dei regolamenti che sono previsti.

La stessa fiducia dei servizi tradizionali?

Nonostante sembra che gli exchange vogliano godere della stessa fiducia che gli utenti hanno per i servizi tradizionali, fino a questo momento, la maggior parte di loro non si è ancora adeguato alle normative.

L’imminente legislazione potrebbe essere in grado di cambiarlo. Kalle Marsal, COO di Mitek, una società che vende tecnologia di verifica dell’identità, che ha commissionato lo studio tenuto da P.A.ID., sottolinea che:

Wallet ed exchange vogliono cambiare le percezioni di illegalità ed è una soluzione relativamente semplice. I processi di verifica dell’identità possono essere, se implementati correttamente, semplici per il cliente e con nessun ostacolo alla registrazione. […] Gli exchange e i wallet possono e devono essere competitivi e conformi alle richieste normative.

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Michele Porta

Ingegnere informatico. Da sempre appassionato di tecnologia, hardware e software. Sono entrato nel mondo delle criptovalute negli ultimi anni imparando a fare trading e studiando gli aspetti tecnologici e implementativi delle principali cryptocoin sul mercato. Spero in un futuro privo di contanti e basato sulla sicurezza garantita dalla blockchain.
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