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Mining farm: come nasce, come si sviluppa e cosa diventerà

Questo editoriale è stato preso e tradotto dal sito PoliticoMagazine. L’originale in lingua inglese è reperibile al seguente link: CLICCA QUI

EAST WENATCHEE, Washington: con le mani sul volante, gli occhi socchiusi dal fastidio del sole invernale, Lauren Miehe insieme alla sua Land Rover racconta come era solito individuare luoghi promettenti per costruire una bitcoin mining farm, nel 2013, quando era un tecnico appena arrivato da Seattle e aveva da poco scoperto questa comunità.

Il bacino del Mid-Columbia

L’attrazione principale era il fiume Columbia. Bitcoin mining, il processo complesso in cui i computer risolvono un complicato puzzle matematico per vincere uno stack di monete digitali, utilizza una quantità corposa di elettricità, e grazie a cinque dighe idroelettriche che si trovano a cavallo di questo tratto del fiume, circa tre ore a est di Seattle, i miners potevano ottenere molta potenza e in modo più economico qui che in qualsiasi altra parte della nazione.

Molto prima che i locali avessero persino sentito le parole “criptovaluta” o “blockchain”, Miehe e i suoi colleghi si resero conto che questa regione agricola semi-arida nota come Bacino del Mid-Columbia era il posto migliore per estrarre bitcoin in America, e forse nel mondo. Il trucco, però, era trovare un luogo in cui si potesse mettere tutto l’hardware necessario.

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C’era bisogno di un edificio esistente, perché a quei tempi, quando il bitcoin veniva scambiato per pochi dollari, nessuno poteva permettersi di costruire qualcosa di nuovo. C’era bisogno di qualche centinaio di server ad altre prestazioni, e anche il sistema di raffreddamento doveva essere per progettato, per evitare lo scioglimento dei server mentre producevano trilioni di calcoli necessari ad estrarre i bitcoin.

Soprattutto serviva molta, molta elettricità: da un quarto a mezzo megawatt.

I migliori luoghi da trasformare in mining farm erano i vecchi magazzini ortofrutticoli, ma erano già stati presi. Così Miehe ha imparato a cercare soluzioni meno ovvie. Si aggirava per le strade laterali e secondarie, esplorando aziende dismesse che un tempo avrebbero potuto utilizzare un sacco di energia. Un vecchio negozio di macchine, per esempio. Un minimarket chiuso.

Miehe rallenta la Land Rover e indica un autolavaggio chiuso, abbandonato disordinatamente accanto a un Taco Bell. Lo spazio c’è, dice. E con le pompe dell’acqua e le stufe,

“Probabilmente c’è una tonnellata di energia distribuita non molto lontano da qui, potrebbe essere il posto giusto.”

In questi giorni, dice Miehe, un miner serio non guarderebbe nemmeno con un posto come quello. Mentre il prezzo vertiginoso di bitcoin ha attirato migliaia di nuovi investitori in tutto il mondo, la strana matematica al centro di questa criptovaluta è diventata sempre più complicata. Generare un singolo bitcoin richiede molti più server di quanto non sembri e molta potenza.

Oggi, una mining farm da mezzo megawatt, dice Miehe, “non è nulla”. I miners commerciali che si sono messi seriamente al lavoro, stanno costruendo siti con decine di migliaia di server e dispendi elettrici di ben 30 megawatt, o comunque sufficienti per alimentare un quartiere di 13.000 case. E nella corsa agli armamenti, anche queste operazioni saranno presto considerate “su piccola scala”.

Per anni, erano davvero poche le persone che hanno capito in che modo la loro regione era attraente per i miners, che principalmente facevano i loro “calcoli” nascosti nei magazzini e negli scantinati. Ma quei giorni sono finiti. Negli ultimi due anni, e in particolare durante il 2017, quando il prezzo di un singolo bitcoin è passato da 1.000 $ a oltre 19.000 $, la gente si è svegliata.

Il posto migliore, la corsa agli armamenti

Attraverso le tre contee rurali del Bacino di Mid-Columbia-Chelan si condivide un paesaggio pieno di mining farm, da strutture industriali a magazzini riutilizzati, a container e persino capannoni nei cortili. Gli estranei sono così desiderosi di insediarsi in questa zona che quest’inverno, diversi aspiranti miners dell’Asia sono arrivati con il loro jet privato nell’aeroporto locale, hanno preso un’auto a noleggio ad una delle dighe locali e, secondo un ufficiale di pubblica utilità, si sono presentati cercando il padrone della diga, per comprare dell’elettricità.

Il bacino del Mid-Columbia non è l’unico luogo in cui il mondo delle criptovalute si scontra con quello reale dei megawatt e degli immobili. In posti come la Cina, il Venezuela e l’Islanda, terreni a basso costo e anche elettricità più economica hanno dato vita a centri di attività minerarie. Ma il bacino, grazie del suo precoce inizio, è emerso come uno dei più grandi e prosperosi luoghi.

Entro la fine del 2018, secondo alcune stime, i miners in questa zona potrebbero rappresentare dal 15 al 31% di tutte le farm del mondo per quanto riguarda il mining di bitcoin, e quote altrettanto alte per altre criptovalute, come Ethereum e Litecoin. E ovviamente tutto questo successo ha creato non poche tensioni.

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Ci sono state dispute tra miners e persone locali, fallimenti e tentativi di corruzione, cause legali, persino una sorta di guerriglia locale e miners di contrabbando che hanno installato i loro server in scantinati e garage sfruttando le reti elettriche locali. Più in generale, la regione sta guardando inquieta come una delle sue più grandi risorse naturali (il gigantesco surplus di energia idroelettrica) viene inalata da un settore che esisteva a malapena cinque anni fa e che viene regolarmente deriso come una bolla.

Infatti, proprio mentre Miehe stava dimostrando le sue capacità di investimento, il prezzo del bitcoin era già in caduta e avrebbe toccato i 5,900 $ riaccendendo dubbi diffusi sul futuro delle criptovalute.

I problemi

Per gli appassionati di criptovalute locali invece, ciò che sta accadendo vale davvero molto. Credono non solo che la criptovaluta li renderà personalmente molto ricchi, ma anche che questa regione, un tempo fuori mano, ha finalmente l’opportunità di diventare un centro, e forse IL centro di una rivoluzione tecnologica in arrivo, con la possibilità di ottenere numerosissimi posti di lavoro.

Malachi Salcido, un imprenditore edile di Wenatchee che nel 2014 è diventato miner di bitcoin e che ora è uno dei più grandi e imponenti personaggi del bacino, è convinto che tutta questa situazione stia costruendo una nuova piattaforma che il mondo intero userà.

Molti stanno cercando di rispondere a una domanda che per la maggior parte del resto di noi è solamente una questione su cui riderci sopra: il bitcoin è reale?

La blockchain

A pochi chilometri dall’impianto dell’autolavaggio, David Carlson si trova ai margini di una vasta zona in costruzione e osserva gli operai che hanno installato il tetto su un Giga Pod, una struttura che Carlson ha progettato per essere assemblata nel giro di poche settimane. Al termine, la struttura prefabbricata in legno, di circa 12 x 48 piedi, sarà equipaggiata con centinaia di server ad alta velocità che assorbiranno poco più di un megawatt di potenza e, in teoria, saranno in grado di produrre circa 80 bitcoin a mese.

Carlson stesso non sarà il miner; la sua compagnia, Giga-Watt, gestirà il pod come sito di hosting per altri miners. Entro l’estate, Giga-Watt si aspetta di avere 24 pod in questa zona sfornando bitcoin e altre criptovalute, la maggior parte delle quali usa lo stesso protocollo blockchain. L’uso principale della tecnologia blockchain ora è di mantenere un registro elettronico di ogni singola transazione bitcoin mai realizzata.

Ma molti miners lo considerano il meccanismo di tenuta dei registri del futuro.

“Siamo dove la blockchain va da quel concetto virtuale a qualcosa che è davvero reale”,

dice Carlson,

“qualcosa che la gente sta costruendo, qualcosa che sta diventando davvero concreto”.

Le tempeste invernali che hanno trasformato le Cascade Mountains in un bianco abbagliante hanno anche cambiato il cantiere facendolo diventare di un pantano rossastro che trascina lavoratori e attrezzature.
Ma Carlson sembra imperturbabile:

In un progetto normale, potrebbero semplicemente dire, ‘Aspettiamo fino alla primavera’. Ma con il bitcoin e con la blockchain, non c’è sosta, mai.

In effetti, la domanda di servizi di hosting nel bacino è così alta che un miner disperato offrì a Carlson una Lamborghini se lo avesse messo in testa alla lista d’attesa del pod.

“Non ho accettato l’offerta”, assicura Carlson. “E mi piacciono le Lamborghini!”.

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Carlson è diventato il volto del boom della crittografia nel Bacino del Mid-Columbia. Articolato, contagiosamente ottimista, con i capelli ingrigiti e la barba rifilata, l’imprenditore di Microsoft, diventato imprenditore seriale, ha costruito una serie di mining farm, fatto (e perso) diverse fortune coi bitcoin ed è diventato uno dei più grandi “giocatori” della regione.

Carlos, il più grande giocatore

Anche altri miners locali accreditano a Carlson il “lancio del boom del bacino”, nel 2012, quando si presentò con la sua Honda nel bel mezzo di una tempesta di neve e installò i suoi server in un vecchio negozio di mobili. Carlson non sarebbe mai andato così lontano, ma il 47enne è stato una delle prime persone a capire, quando il bitcoin era ancora principalmente minabile negli scantinati, che si potevano fare soldi su larga scala, ma solo a patto di trovare un posto in cui la corrente non sarebbe costata troppo.

Quando si paga qualcuno in bitcoin, si mette in moto un processo di complessità crescente e ad alta intensità energetica. Il pagamento è fondamentalmente un messaggio elettronico, che contiene la discendenza completa del bitcoin, insieme ai dati su chi li sta inviando(e, se si sceglie, una piccola dee di elaborazione). Quel messaggio viene convertito dal software crittografico in una lunga serie di lettere e numeri, che viene poi trasmesso a tutti i miners della rete bitcoin (ce ne sono decine di migliaia, in tutto il mondo).

Ogni miner raccoglie quindi questo messaggio crittografato, insieme a tutti gli altri messaggi sulla rete in quel momento (di solito in lotti di circa 2.000), in quello che viene chiamato un blocco. Il miner utilizza quindi un software speciale per autenticare ogni pagamento nella verifica dei blocchi, ad esempio che sei il proprietario del bitcoin che stai inviando e che non hai già inviato lo stesso bitcoin a qualcun altro.

A questo punto inizia l’estrazione vera e propria. In sostanza, ogni miner ora prova a dimostrare al resto della rete che il suo blocco di pagamenti verificati è l’unico blocco vero, che servirà da record permanente di quelle circa 2000 transazioni. I miners fanno questo cercando di essere i primi a indovinare la password numerica del loro blocco.

È la stessa cosa che tentare di indovinare casualmente la password del computer di qualcuno, diciamo parecchio più complesso. Il primo “impianto di mining” di Carlson, poteva fare 12 miliardi di “supposizioni” ogni secondo; i server di oggi sono più di mille volte più veloci. Non appena un miner trova una soluzione e la maggioranza degli altri miners la confermano, questo blocco “vincente” viene accettato dalla rete come blocco “ufficiale” per quelle particolari transazioni.

Viene quindi aggiunto ai blocchi precedenti, creandone una catena sempre più lunga, chiamata “blockchain”, che funge da registro principale per tutte le transazioni bitcoin. (La maggior parte delle criptovalute ha la propria blockchain.) E, soprattutto, il miner vincente viene ricompensato con bitcoin “nuovi di zecca” (quando Carlson ha iniziato, a metà 2012, la ricompensa era di 50 bitcoin) e le spese per l’elaborazione.

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La rete passa quindi alla successiva serie di pagamenti e alle ripetizioni del processo e, in teoria, continuerà a ripetersi, una volta ogni 10 minuti circa, fino a quando i miners non tireranno fuori tutti i 21 milioni di bitcoin programmati nel sistema. Questo bizzarro processo potrebbe apparentemente non richiedere tanta elettricità, e nei primi anni non lo fece. Quando ha iniziato la sua carriera nel 2012, Carlson ha iniziato a estrarre bitcoin sul suo computer da gaming e anche quando ha costruito il suo primo vero impianto di mining dedicato, quella macchina utilizzava circa 1.200 watt, circa la potenza di un forno a microonde.

Compra a 2$, vendi a 12$

Anche con i prezzi dell’elettricità di Seattle, Carlson spendeva circa 2 $ per bitcoin, che poi vendeva per circa 12 $. In effetti, stava facendo un profitto così buono che iniziò a sognare di gestire un gruppo di server e di fare soldi seri. Non era solo. Nell’universo in espansione dei bitcoin, molti miners stavano pensando di ingrandirsi. Ma la maggior parte di queste persone stava pensando in piccolo. L’idea di Carlson era di scavalcare la fase del seminterrato e andare direttamente a una mining farm di bitcoin su scala commerciale enorme: 1.000 kilowatt.

Ho iniziato ad avere questo sogno, che stavo postando nei forum online,
‘Penso che potrei costruire la prima miniera di megawatt’ “.

Ora Carlson e il suo collega sarebbero diventati i magnati del bitcoin, che è progettato per rendere la vita più difficile per i miners con il passare del tempo. Per esempio, il misterioso creatore (o i creatori) della valuta, noto come “Satoshi Nakamoto”, programmava periodicamente la rete – ogni 210.000 blocchi, o una volta ogni quattro anni circa – dimezzando il numero di bitcoin ricompensati per ogni blocco estratto. Il primo calo, da 50 monete a 25, è arrivato il 28 novembre 2012, il cosidetto “Halving Day”. (Da allora si è dimezzato di nuovo, a 12,5, e dovrebbe scendere a 6,25 a giugno 2020).

Ancora più importante è il fatto che Nakamoto ha costruito il sistema per rendere i blocchi stessi più difficili da estrarre anche secondo altri criteri. Mentre più miners si uniscono, o miners esistenti comprano più server, o mentre i server stessi diventano più veloci, la rete bitcoin regola automaticamente i criteri della soluzione in modo che trovare quelle password richieda ipotesi proporzionalmente più casuali, e quindi più potenza di calcolo.

Queste regolazioni avvengono ogni 10-14 giorni e sono programmate per garantire che i blocchi di bitcoin vengano estratti non più velocemente di uno ogni 10 minuti circa. La logica presunta è che costringendo i minatori a impegnare una maggiore potenza di calcolo, Nakamoto li stava facendo investire nella sopravvivenza a lungo termine della rete. Questi aggiustamenti erano appena percepibili nei primi anni dopo l’introduzione del bitcoin nel 2009, dopodiché sono rapidamente aumentati.

La difficolta dell’estrazione

Quando Carlson iniziò l’attività mineraria nel 2012, la difficoltà sarebbe dovuta triplicare ogni anno. Il grosso margine di profitto di Carlson svanì rapidamente. Si fermò per un periodo, ma la possibilità di una mining farm su larga scala era davvero troppo allettante. In tutto il mondo, molte persone stavano continuando ad estrarre bitcoin. E mentre Carlson sospettava che molti di questi sostenitori probabilmente lo stessero facendo in modo irrazionale e casuale, altri hanno trovato la maniera di guadagnarci parecchi soldi.

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Il sogno prende parte

I “sopravvissuti” vivevano o si erano trasferiti in posti come la Cina o l’Islanda o il Venezuela, dove l’elettricità era abbastanza economica perché bitcoin potesse essere redditizio. Carlson sapeva che se fosse riuscito a trovare un posto giusto sarebbe stato in grado di estrarre bitcoin sia in modo redditizio che su scala industriale. Il posto era relativamente facile da trovare. Meno di tre ore a est di Seattle, dall’altra parte delle Cascade Mountains, è possibile acquistare energia elettrica per circa 2,5 centesimi per kilowatt, che corrisponde a un quarto del tasso di Seattle e a circa un quinto della media nazionale.

Il sogno di Carlson cominciò a cadere al suo posto. Trovò un ingegnere in Polonia che aveva appena sviluppato un server molto più veloce, più efficiente dal punto di vista energetico, e che persuase a sostenere la sua nuova avventura, denominata Mega-BigPower. Alla fine del 2012, Carlson trovò alcuni spazi vuoti nella città di Wenatchee, a pochi isolati dal fiume Columbia, e iniziò a sperimentare configurazioni di server e sistemi di raffreddamento finché non trovò qualcosa che potesse scalare fino a diventare la più grande mining farm di bitcoin al mondo. Il boom era ufficialmente iniziato.

Sulla carta, il bacino del Mid-Columbia somigliava davvero a El Dorado per Carlson e per gli altri miners che iniziarono a spuntare durante i primi anni del boom. Le cinque enormi dighe idroelettriche della regione, tutte di proprietà dei distretti, generano una potenza quasi sei volte superiore a quella dei residenti e delle aziende della regione. La maggior parte dell’eccedenza viene esportata, a prezzi elevati, in mercati come Seattle o Los Angeles, che consente alle utility di vendere energia localmente ben al di sotto del costo di produzione.

L’elettricità è così a buon mercato che le persone riscaldano le loro case con l’elettricità sempre, nonostante gli inverni molto freddi, e gli agricoltori sono stati in grado di irrigare la regione semi-arida in una delle aree agricole più produttive del mondo senza alcun problema. E, cosa importante, aveva già attratto diverse industrie assetate di potere, in particolare la fusione dell’alluminio e, a partire dalla metà degli anni 2000, data center per giganti della tecnologia come Microsoft e Intuit.

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Troppi guadagni, troppo facili

I miners trovarono numerosi altri vantaggi. Gli inverni freddi e l’aria secca hanno contribuito a ridurre la necessità di costosi sistemi di condizionamento dell’aria per evitare il surriscaldamento dei server. Come bonus, la regione era già equipaggiata con alcune tra le linee internet più veloci della nazione, grazie alla massiccia fibra che i data center avevano installato. Tutto sommato, ricorda Miehe, il bacino era la “killer app” di bitcoin.

In effetti, per un certo periodo, tutto sembrava andar bene per i miners. Verso la metà del 2013, la prima miniera di Carlson, sebbene con soli 250 kilowatt, stava estraendo centinaia di bitcoin al giorno, abbastanza da permettergli di pagare tutte le sue bollette e altre spese mentre il resto veniva messo via, come risorse speculativa. A quel punto, il bitcoin stava perdendo la sua reputazione come valuta a causa degli spacciatori di droga e di tutto il traffico illegale correlato. Le criptovalute concorrenti stavano proliferando e stavano emergendo siti di trading. Bitcoin era una cosa nuova, e il suo prezzo era salito oltre 1,100 $.

Nonostante tutto questo potenziale, tuttavia, la nascente comunità mineraria del bacino era afflitta dal tipo di problemi che si sarebbero potuti trovare in qualsiasi altro luogo. La tecnologia legata al mining era ancora così nuova che le prime operazioni andavano costantemente in crash. C’era una competizione crescente, spesso aspra per i siti minerari. C’era la costante paura dei sovraccarichi elettrici, poiché i miners impazziti dalle criptovalute spingevano i sistemi di alimentazione al limite. Ad esempio un miner bruciò quasi un’intera lavanderia nel centro di Wenatchee.

Nel 2014, il distretto della contea di Chelan ha ricevuto richieste da potenziali miners per un totale di 220 megawatt, uno sviluppo sorprendente. Modelli simili stavano emergendo attraverso il fiume nelle vicine contee di Douglas e Grant. Ma, come sempre, la sfida più grande dei miners proveniva dal bitcoin stesso. La semplice presenza di così tante nuove miniere nel bacino del Mid-Columbia ha sostanzialmente ampliato la potenza mineraria totale della rete; per un certo periodo, la miniera di Carlson rappresentava da sola un quarto della capacità globale di estrazione mineraria di bitcoin.

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Ecco i problemi

Ma questo aumento della potenza di calcolo ha anche fatto salire le difficoltà legate all’estrazione, da gennaio 2013 a gennaio 2014, aumentò repentinamente di mille volte, il che ha costretto i miners ad espandersi ancora più velocemente. E il crescente prezzo del bitcoin stava ora attirando nuove persone, specialmente in Cina. A metà del 2014, dice Carlson, aveva quadruplicato il numero di server nella sua mining farm, ma aveva visto la sua quota di mercato scendere sotto l’1%.

I miners di Bitcoin, per mantenere il loro output, dovevano acquistare più server o aggiornarli a server più efficienti, ma la nuova potenza di calcolo aumentava la difficoltà dell’estrazione ancora più rapidamente. In effetti, una mining farm diventava obsoleta non appena veniva lanciata, e l’unica speranza di andare avanti con il profitto consisteva nell’adottare una specie di strategia: la mining farm esistente doveva essere abbastanza grande da pagare la prossima mining farm, più grande.

Molti miners hanno risposto riunendosi collettivamente, unendo le loro risorse di calcolo e condividendo i premi bitcoin. Altri si sono spostati dal settore del mining a strutture di accoglienza per altri miners. Ma sia che tu stessi minando o ospitando dei miners, quel tipo di industria è entrata in “una corsa al ridimensionamento”, dice Carlson, le cui operazioni hanno marciato costantemente da 250 kilowatt a 1,5 megawatt fino a 5 megawatt. Ed è stata una gara: qualsiasi ritardo nel far installare le macchine significava che avresti fatto la fila quando le monete sarebbero state ancora più difficili da estrarre.

Il crollo

Proprio quando sembrava che le cose non potessero peggiorare, lo fecero. Con l’aumento dei costi minerari, i prezzi dei bitcoin iniziarono a calare. La criptovaluta stava venendo martellata da una serie di truffe, furti e divieti normativi, insieme a molte lotte tra le comunità minerarie su cose come le dimensioni dei blocco ottimali. Fino al 2015, i prezzi dei bitcoin oscillarono abbastanza. I margini sono diventati così sottili – e di fatto occasionalmente negativi – che i miners hanno dovuto per un periodo pagare le bollette con i bitcoin che riuscivano ad estrarre. Le cose alla fine divennero così tetre che Carlson dovette liquidare tutte le sue riserve di bitcoin.

“Per salvare il business, abbiamo venduto tutto.”

Dall’altra parte del bacino del Mid-Columbia, i miners hanno affrontato un dilemma lancinante: smettere con l’estrazione, o continuare nella speranza che il mercato delle criptovalute si sarebbe in qualche modo invertito. I più piccoli abbandonarono. Anche i più grandi hanno iniziato a pensare se fosse stato meglio mollare tutto. Carlson si spostò dal settore minerario ad ospitare e gestire luoghi per altri miners. Altri hanno resistito.

Tra questi ultimi c’era Salcido, l’appaltatore di Wenatchee diventato cresciuto nella valle.

Quello che dovevo decidere era: si riprenderà, o continuerà a scendere arrivano a zero?

Mese dopo mese bisognava prendere sempre una decisione.

Anche nel recente crollo dei prezzi, i miners hanno mantenuto il loro atteggiamento ottimista, in parte perché la storia insegna. A febbraio, il giorno dopo che il prezzo del bitcoin è sceso sotto i $ 6,000, Carlson ha controllato un po di cose per vedere come occuparsi dell’enorme svendita. In una serie di lunghi testi, ha espresso solo ottimismo. La correzione del mercato, sosteneva, era stata inevitabile, visto il rapido aumento dei prezzi. Ha osservato che i costi di estrazione nel bacino rimangono così bassi – circa poco più di 2000 $ per moneta – che i prezzi possono diminuire ancora molto prima che l’estrazioni venga a costare più del bitcoin stesso.

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Carlson è “sicuro al 100%” che il prezzo supererà il livello di 20.000 $ che abbiamo visto prima di Natale. “La domanda, come sempre, è quanto tempo ci vorrà.” Nel frattempo, i miners del bacino sono a pieno ritmo. Salcido dice che avrà 42 megawatt entro la fine dell’anno e 150 megawatt entro il 2020. Carlson dice che il suo prossimo passo dopo il suo attuale build-out di 60 megawatt sarà “tra le centinaia” di megawatt.

Nei prossimi cinque anni, la sua azienda prevede di raccogliere 5 miliardi di dollari di capitale per avere due gigawatt di capacità aggiuntiva. Ma non sarà tutto nel bacino, dice. Carlson sostiene che lui e altri aumenteranno di dimensioni così rapidamente che, per i miners lungimiranti, il bacino del Mid-Columbia è già un posto inutile, in parte perché le contee semplicemente non riescono a costruire linee elettriche e infrastrutture abbastanza velocemente. “Quindi dobbiamo andare a caccia del sito negli Stati Uniti e in Canada”, mi ha detto Carlson in un testo. “Sono in viaggio per il Quebec lunedì.” Come per il petrolio o per l’oro, i cercatori non si fermano mai: semplicemente vanno avanti.

Di ritorno a East Wenatchee, Miehe guida verso il parco industriale dall’aeroporto regionale, dove l’Autorità Portuale della Contea di Douglas ha creato una specie di zona mineraria. Supera il cantiere di Carlson, che brulica di equipaggiamenti e uomini. Non molto lontano, si può vedere un gruppo di forse due dozzine di container che Salcido ha trasformato in miniere, con trasformatori e sistemi di raffreddamento. Dall’altra parte della strada, vicino alla nuova sottostazione già sfruttata, Salcido ha un’altra squadra che lavora su una miniera molto più grande. Un anno fa, niente di tutto questo era qui,” dice Miehe. Questa strada in primis, non esisteva.

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Miehe gestisce ancora la sua originale mining farm, un’operazione da mezzo megawatt non lontano dall’autolavaggio di cui abbiamo parlato prima. Ma il suo lavoro principale in questi giorni è la gestione di siti di hosting per altri miners e la connessione di estranei con gli addetti ai lavori – e lui sta bene cosi. Ha venduto alcuni dei suoi bitcoin subito dopo Natale. È ancora fiducioso sulle cripto e sulle prospettive a lungo termine del bacino.

Sono finiti i tempi gloriosi in cui i miners commerciali potevano auto-finanziarsi con i propri stack. Oggi, hai bisogno di finanziamenti esterni – debiti – che, per Miehe, che ora ha due figli piccoli, significherebbe un livello inaccettabile di stress. “L’ho già fatto”, dice. “Il mio intero data center è stato realizzato con bitcoin, dal nulla. Ho già vinto abbastanza.

Fa una pausa. “Il rischio e la ricompensa stanno ridiventando grandiosi, ma non voglio più essere in prima linea in questa battaglia”.

Questo editoriale è stato preso e tradotto dal sito PoliticoMagazine. L’originale in lingua inglese è reperibile al seguente link: CLICCA QUI

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Stefano Cavalli

Nato a Parma, classe '92. Laureato in Ingegneria Informatica Elettronica e delle Telecomunicazioni all'Università degli Studi di Parma. Appassionato da anni in tecnologia Blockchain, economia decentralizzata e criptovalute. Esperto in Web-Development & Software-Development.
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