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Criptovalute, Platform-token, Utility-token e Cripto-share: ecco le differenze!

Spesso tendiamo a generalizzare con il termine criptovalute una serie di differenti tipologie di monete. In realtà, come avremo modo di vedere in questo articolo, esistono differenti tipologie di valute digitali. Esse sono: Criptovalute, Platform-token, Utility-token e Cripto-share. Vediamo dunque le differenze e quali sono.

Criptovalute

Le vere criptovalute hanno un solo scopo: essere utilizzate come mezzo di pagamento. Con esse dunque, si possono acquistare beni o servizi. Per essere utilizzate come mezzo di pagamento, sono necessarie tre caratteristiche:

  • Devono poter rappresentare qualsiasi valore monetario equivalente. Perciò devono avere un certo numero di cifre decimali ed unità contabili;
  • Deve essere garantita una certa conservazione del valore (“store-of-value“). In questo caso, complice la volatilità delle criptovalute, questa caratteristica non viene sempre mantenuta;
  • Infine, necessitano della fiducia per essere utilizzate e riconosciute come mezzo di scambio, in quanto non hanno un controvalore materiale.

Le prime due caratteristiche vengono ormai garantire da molte criptovalute. La terza invece, ad oggi non è ancora troppo affermata se non per certe valute ed in poche negozi o siti online. Abbiamo quindi alcune criptovalute, come Bitcoin, Litecoin ed altre che ormai vengono utilizzate come mezzo di pagamento con una certa diffusione, altre invece rimangono relegate agli exchange.

Possiamo poi evidenziare ulteriori caratteristiche che dovrebbero avere le criptovalute ideali destinate ad applicazioni di massa:

  • Devono essere riconosciute dalla maggior parte delle attività commerciali come mezzo di pagamento;
  • Devono offrire vantaggi, semplicità d’uso, privacy e tante altre funzionalità aggiuntive rispetto ai metodi di pagamento convenzionali (ad es. Anonimato, velocità, semplicità, etc…). E qui si può dire che siamo già passi avanti rispetto alla valuta FIAT;
  • Devono offrire un’elevata usabilità, scalabilità e sicurezza. Dunque sfruttare mobile wallet, applicazioni intuitive, hardware wallet ed altri sistemi altamente usabili. Di solito hanno una blockchain proprietaria.

Alcuni esempi di criptovalute vere e proprie sono: Bitcoin, Litecoin, IOTA, Monero, Dash e ZCash.

Platform-token

Vi sono poi i Platform-token. Questi ultimi possono essere considerati come piattaforme d’appoggio per una serie di servizi o applicativi distribuiti. Offrono quindi una blockchain con una serie di API per gli sviluppatori. Una delle piattaforme più note è sicuramente Ethereum che, grazie agli Smart Contract, permette ai developer di creare diversi prodotti, rappresentati da un proprio utility token. Durante lo scambio degli utility token, verrà retribuita una certa commissione al Platform-token. I Platform-token possono comunque venir utilizzati anche come metodo di pagamento ma sono incentrati sull’offrire una vera e propria base d’appoggio su blockchain per i servizi.

Caratteristiche dei Platform-token:

  • Consentono lo sviluppo di servizi ed applicazioni decentralizzate;
  • La politica monetaria svolge un ruolo subordinato;
  • Le applicazioni che possono essere create sulla piattaforma sono versatili e scalabili;
  • Offrono una grande infrastruttura (sviluppatori, community, API, ecosistema).

Alcuni esempi di Platform-token sono: Ethereum, 0x, NEO, EOS e Lisk.

Utility-token

Gli Utility-token, come accennato in precedenza, non hanno una blockchain proprietaria ma sfruttano una piattaforma già pronta, offerta dai Platform-token. Come lascia intuire il nome, sono token specifici e definiti per una certa applicazione. Di conseguenza, non hanno scopi definiti al di fuori del sistema per cui sono stati progettati (ad eccezione della speculazione).

Ad esempio, STEEM viene utilizzato esclusivamente per premiare i contenuti all’interno dell’ecosistema steemit.comGNT (Golem Network Token), viene utilizzato solo per il pagamento di risorse informatiche tramite l’apposito marketplace. Sia ed Oyster invece, vengono utilizzati per acquistare spazio di archiviazione negli omonimi cloud distribuiti.

Gli Utility-token hanno dunque le seguenti caratteristiche:

  • Hanno scopi definiti, come, ad esempio, il pagamento dei servizi offerti dal sistema per cui sono stati sviluppati;
  • Spesso si basano su una piattaforma non proprietaria, come i token ERC20 su Ethereum. Dunque non hanno la loro blockchain. Proprio per questo motivo molti token possono essere salvati sullo stesso wallet di una platform token, come MyEtherWallet per Ethereum ed i token ERC20;
  • Sono spesso destinati a settori specifici del mercato, dunque hanno una capitalizzazione ben contenuta rispetto alle criptovalute.

Alcuni esempi di Utility-token sono: Steem, Oyster Pearl, Request Network, Current, AidCoin, Binance Coin, Bat Token, FunFair, Santiment e tanti altri.

Crypto-share

Infine, esiste un’ultima categoria di valute, ovvero le Crypto-share. Come possiamo ben immaginare, partecipare ad una ICO, comprare token di un progetto o di un’applicazione decentralizzata, equivale un po’ al “finanziare/possedere” una parte del sistema alle spalle di esso. Tuttavia, per parlare di Crypto-share, dobbiamo pensare un po’ di più alle azioni aziendali del mondo FIAT. Le Crypto-share infatti, generano una parte di dividendo che viene equamente distribuita a tutti gli “azionisti”. Questo dividendo deriva dalle commissioni di transazione o fa parte delle entrate generate dal sistema.

L’esempio più conosciuto è sicuramente NEO. Quest’ultimo infatti, ha una quantità fissa che viene continuamente distribuita a tutti gli azionisti NEO (NEO GAS). Il GAS è necessario per eseguire gli Smart Contracts sulla piattaforma NEO.

Il vantaggio di tali monete è che oltre al potenziale aumento di valore del token ricevono un “ritorno” del capitale investito. Lo svantaggio però, è che teoricamente essendo azioni dovrebbero venir tassate dai governi.

Alcuni esempi di Crypto-share sono: NEO, KuCoin e Coss.

criptovalute

Ora che abbiamo fatto il punto della situazione emerge un quadro abbastanza chiaro: alcune criptovalute rientrano in più categorie.

Tuttavia, quando parteciperete ad una ICO, ora saprete se state acquistando un potenziale metodo di pagamento, una piattaforma di sviluppo, un applicazione/servizio distribuito oppure una “cripto azione“.

Sperando di avervi chiarito le idee, vi attendo per i prossimi approfondimenti.

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Marco Picchi

Ingegnere Elettronico, da anni appassionato di hardware, IoT e reti. Ho scoperto Bitcoin nel 2012 per poi buttarmi sul mining casalingo l'anno successivo. Ad oggi seguo con interesse lo sviluppo di tecnologia Blockchain.
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