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Anche le CPU AMD Ryzen e Threadripper nel business del mining?

Il 2017 è stato l’anno del boom del mercato delle criptovalute e di conseguenza le scorte di GPU a livello mondiale sono state prosciugate dai miners con il conseguente aumento dei loro prezzi. Tuttavia, le prestazioni offerte degli ultimi AMD Ryzen e Threadripper dotati di di 8 o 16 core affiancati da altrettanti thread logici ed una buona quantità di cache L3, potrebbe spingere i miners ad attingere anche alle scorte di CPU. Secondo il report di hardocp.com infatti, nell’imminente futuro si potrebbe ritornare all’utilizzo della CPU come strumento di guadagno vista la carenza delle GPU.

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I risultati dei test

Alcuni test hanno come protagonista la cpu AMD Ryzen ThreadRipper 1950X, 16 core con supporto SMT (32 thread) e TDP di 180W. Questa soluzione di AMD risulta molto efficiente ed è in grado di fornire un hash rate di  circa 1450 H/s con un consumo medio di tutto il sistema prossimo a 250 Watt. La CPU dimostra quindi un ottimo rapporto prestazioni/consumi. Basta pensare che il chip consuma un massimo di 350W durante lo stress-test Prime95, mentre in ambito mining riesce a mantenersi sui 160W assorbiti dal solo package.

AMD

Un sistema con Ryzen ThreadRipper 1950X e una GeForce GTX 1080 Ti riuscirebbe a garantire un hash rate di 2000 H/s con un consumo di circa 335 Watt. Per il test è stato adoperata la criptovaluta Monero (XMR) con algoritmo CryptoNight. Stando ai calcoli, sembra che la sola CPU permetta di rientrare nelle spese di acquisto entro un anno.

Una soluzione molto più economica invece, potrebbe essere il Ryzen 7 1700, ormai reperibile tra i 250 e 300 euro ma comunque in grado di produrre un hashrate di ben 550/600 H/s con un TDP di soli 65 Watt.

CPU AMD Ryzen ThreadRipper 1950X

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Si tratta di una CPU di fascia enthusiast in quanto con i suoi 999$ non è sicuramente alla portata di tutti. Sembra che riesca a garantire simili prestazioni in quanto ha un’elevata quantità di Cache L3 (32 MB) che permette di gestire 16 thread in contemporanea. L’algoritmo di mining CryptoNight, infatti, richiede ben 2 MB di cache L3 per un funzionamento ottimale. Grazie poi alle giuste ottimizzazioni, questo processore può essere considerato alla pari di una Radeon RX Vega 56 o di una GeForce GXT 1080 Ti.

Infine vi lasciamo con la dichiarazione di Damien Triolet di AMD:

Per noi il mining è un argomento molto dubbio. Potremmo pubblicizzare i nostri prodotti come buoni per questa pratica, ma allo stesso tempo c’è una situazione che sta facendo salire i prezzi delle GPU. Questo causa tra l’altro problemi di disponibilità. 

Volendo essere realistici però, al momento non possiamo fare nulla. 

La via da percorrere sarebbe quella di spiegare agli utenti finali come trarre benefici dal mining. Se si acquista un PC gaming con CPU e GPU di fascia alta, lasciarli “fermi” (quando non si gioca) sarebbe un spreco di denaro; perché quindi non trarne profitto?

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Michele Porta

Ingegnere informatico. Da sempre appassionato di tecnologia, hardware e software. Sono entrato nel mondo delle criptovalute negli ultimi anni imparando a fare trading e studiando gli aspetti tecnologici e implementativi delle principali cryptocoin sul mercato. Spero in un futuro privo di contanti e basato sulla sicurezza garantita dalla blockchain.
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