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Bitcoin e Mining: ecco tutto quello che c’è da sapere

Quando si entra nel mondo delle criptovalute per la prima volta sono molti i termini tecnici a cui si va incontro e spesso ci si trova spaesati, per questo noi di Cryptominando vogliamo dare un’infarinatura su uno dei concetti base del funzionamento del Bitcoin ovvero il mining. Se invece non avete ben chiaro cos’è una criptovaluta, vi rimandiamo al nostro articolo “Cos’è una criptovaluta?”.

Il mining

bitcoin mining

Vi siete mai chiesti da dove nasce il bitcoin? La risposta è che viene “minato”. Il mining del bitcoin ha una duplice funzione: generare nuovi bitcoin e confermare le transazioni di scambi monetari sulla blockchain. Per poter svolgere queste operazioni, i partecipanti chiamati “miners” devono dotarsi di hardware potente e molto costoso in quanto devono essere svolte complesse e numerose operazioni matematiche per cercare di risolvere un puzzle crittografico (anche detto hash). Il primo partecipante che risolve l’enigma riesce a posizionare un nuovo blocco sulla blockchain e può riscattare la propria ricompensa. I premi incentivano ad un continuo mining e includono sia le commissioni di transazione (pagate al minatore sotto forma di frazioni di bitcoin) sia il bitcoin appena rilasciato. La ricompensa per ogni blocco minato si dimezza dopo 210 mila blocchi e questo avviene con una cadenza di circa 4 anni. Questi blocchi che vengono aggiunti, circa ogni 10 minuti, hanno la capacità di 1 megabyte e al loro interno vengono registrate le transazioni effettuate dagli utenti e non convalidate nel blocco precedente. Mediamente una transazione occupa circa 200 bytes a prescindere dal fatto che si sposti un milione di euro o il prezzo di un caffè.

La blockchain

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Tutto questo permette al bitcoin di avere una struttura decentralizzata. Chiunque, con una connessione ad internet e un hardware adeguato, può parteciparvi. La sicurezza della blockchain decade solo dal momento in cui una grande organizzazione riesce ad ottenere più della metà della potenza totale dell’estrazione della rete Bitcoin, solo in questo modo è possibile corrompere il blocco successivo. Per assumere il controllo e corrompere la blockchain è necessario il cosiddetto “attacco del 51%” ed è una ipotesi molto remota in quanto, secondo alcune stime, la potenza totale in gioco nella rete Bitcoin supera di più di 6 mila volte l’insieme dei 500 supercomputer più potenti al mondo presenti ad oggi.

Il primo blocco emesso ha garantito 50 bitcoin nel lontano 2009, dimezzandosi a 25 nel 2012 e ancora a 12.5 nel 2016. Questa progressiva diminuzione dei blocchi si arresterà quando verrà minato l’ultimo blocco che sarà circa il 21 milionesimo.

Hardware necessario

antminer mining

Prima di buttarsi nel mondo del mining, sperando di arricchirsi facilmente, è bene valutare diversi aspetti. Il primo è quello relativo alla dotazione hardware necessaria. All’inizio bitcoin poteva essere minato semplicemente attraverso l’utilizzo delle classiche CPU dei normali desktop computer. Con l’aumentare della difficoltà di risoluzione del blocco si è passati all’adozione delle GPU ovvero delle schede grafiche fino ad allora dedicate prevalentemente per gaming e scopi professionali quali editing o simulazione e modellazione complesse. Negli ultimi tempi tutto ciò non basta più in quanto la difficoltà di creazione di un nuovo blocco cresce esponenzialmente al diminuire di bitcoin disponibili. E’ quindi necessario ricorrere per lo meno all’utilizzo di più schede grafiche collegate fra di loro o virare sull’utilizzo degli ASIC, acronimo di Application Specific Integrated Circuit, ovvero hardware progettato appositamente per il mining di bitcoin.

Le mining farm

bitcoinfarm mining

Ad oggi il mining è cosi competitivo che nonostante il prezzo del bitcoin sia molto elevato (in questo momento superiore ai 10 mila dollari) se si ricorre solo all’utilizzo di cpu, gpu e vecchi ASIC il costo della corrente consumato da questi hardware è maggiore delle entrate generate dal mining. Negli ultimi anni sono sorte parecchie mining farm, veri e propri capannoni privati pieni di hardware dedicato al mining con una potenza di calcolo davvero elevata. Queste farm nascono solitamente in nazioni molto fredde dove il costo della corrente è relativamente basso. Una nazione molta ambita per questo tipo di attività è l’Islanda che offre il clima ideale ed energia a basso costo grazie all’abbondanza di fonti geotermiche ed impianti idroelettrici.

 

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Michele Porta

Ingegnere informatico. Da sempre appassionato di tecnologia, hardware e software. Sono entrato nel mondo delle criptovalute negli ultimi anni imparando a fare trading e studiando gli aspetti tecnologici e implementativi delle principali cryptocoin sul mercato. Spero in un futuro privo di contanti e basato sulla sicurezza garantita dalla blockchain.
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